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Dicembre 2019

seo 2020 come ottimizzare sito web

SEO 2020: come ottimizzare il tuo sito web per le nuove tendenze di Google

Il 2019 sta per terminare, e come ogni anno i SEO specialist si stanno chiedendo in che modo cambieranno gli algoritmi di Google e come questo influirà sul posizionamento dei siti web.

Abbiamo stilato una lista di tutti gli elementi che secondo noi dovranno essere presi in considerazione per fare SEO nel 2020 per posizionarsi bene sui motori di ricerca, così da poterci preparare al meglio per l’anno nuovo e per non perdere posizioni nella SERP in seguito ai prossimi aggiornamenti.

Prima di proseguire oltre, se è la prima volta che provi a lavorare sul tuo sito o se hai bisogno di un semplice ripasso, ti consigliamo di capire cos’è la SEO e come funziona leggendo l’articolo linkato.

 

SEO per il 2020: le nuove tendenze

Il bello (e la difficoltà) della Search Engine Optimization è che ci “costringe” a rimanere sempre aggiornati riguardo gli aggiornamenti dei motori di ricerca (primo tra tutti Google) e a introdurre spesso cambiamenti e migliore al nostro sito. La SEO ci porta spesso a chiederci per quale motivo Google dovrebbe premiare il nostro sito con una posizione in prima pagina piuttosto che il sito di un competitor: la risposta, come sempre, è prima di tutto creare contenuti utili per gli utenti.
Le differenze principali rispetto all’anno appena trascorso sono da ricercasi più in ambito tecnico e di ottimizzazione.
Vediamo nel dettaglio.

 

SEO 2020: 5 semplici consigli

Tra tutti i possibili fattori più influenti per una buona SEO nel 2020 abbiamo identificato 5 punti principali, che elenchiamo come consigli strategici e di ottimizzazione.

 

1. Featured Snippet
Il Featured Snippet è una parte di testo di una nostra pagina web che viene mostrata direttamente tra i risultati di  Google.
Per sua natura, non occupa posizioni tra i risultati organici (infatti si dice che occupi la “posizione zero”) e permette agli utenti di dare un’occhiata veloce a ciò che stanno cercando. Questo tipo di contenuto viene generato automaticamente da Google mostrando la risposta migliore, tra tutte quelle indicizzate, per una determinata ricerca di un utente. Per ottenere un Featured Snippet quindi dovremmo cercare di inserire tra le prime righe della pagina che vogliamo mostrare un testo con una struttura “domanda – risposta”.

 

2. Media
Il 2020 sarà sicuramente l’anno delle immagini in formato webp e dei video.
Il webp è un formato introdotto piuttosto recentemente da Google che consente di avere immagini per il web di buona qualità, ma con un peso inferiore al PNG e al JPEG. Pagine web più leggere permettono un caricamento più rapido, con una migliore user experience e quindi un premio del motore di ricerca in termini di posizionamento. Per comprimere le immagini in formato webp possiamo utilizzare uno tra i tantissimi convertitori gratuiti presenti sul web, uno tra tutti Online-Convert.
Per quanto riguarda i video invece, riportiamo lo studio di Cisco che prevede un 80% di traffico online totale indirizzato esclusivamente su contenuti video.
Aprire un canale YouTube è una possibilità da non sottovalutare.

 

3. Ricerca vocale
Gli assistenti vocali per la ricerca online, sia da smartphone che da dispositivi per la casa, sono ormai una realtà impossibile da ignorare.
Una ricerca vocale è quasi sempre diversa da una testuale per quanto riguarda la scelta delle parole ed il tono più diretto e semplice.
Questo ci farà riconsiderare la SEO testuale del nostro sito, per andare incontro a ricerche sempre più semplici e smart.
Al momento la percentuale di ricerche vocali rispetto al totale è ancora troppo bassa per essere presa in considerazione, ma nei prossimi mesi potremmo vedere qualche cambiamento.

 

4. Mobile first
Il Mobile first è ormai un grande classico.
Il traffico da mobile continua a crescere rispetto a quello desktop, quindi diventa sempre più importante avere un sito con un design responsive, leggero nei caricamenti e ottimizzato per l’utilizzo dei touch screen.

 

5. E.A.T.
L’E.A.T. è un acronimo che sta per Esperienza (Expertise), Autorità (Authotitariveness), Credibilità (Trustworthiness) ed è un insieme di fattori presi in considerazione da Google per valutare le nostre pagine web e quindi il loro posizionamento.
Ragionare in termini di E.A.T. ci aiuta a capire quali fattori dovremmo migliorare per rendere il nostro sito valido e autorevole, soprattutto se trattiamo di argomenti delicati come medicina, salute e finanza.

 

In conclusione

Avere una buona strategia SEO è sempre fondamentale per la salute del nostro sito web e richiede un lavoro costante nel tempo ed uno studio attento.
Ogni aggiornamento degli algoritmi dei motori di ricerca “rimescola” i risultati nella SERP e ci costringe a rivedere da capo l’ottimizzazione del nostro sito web.
Con questi 5 semplici consigli potremo affrontare al meglio gli update di Google di inizio 2020 e, se abbiamo lavorato bene, anche quelli dei prossimi mesi.

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visual marketing

Visual marketing: cos’è e come farlo bene

Abbiamo già visto come sviluppare un piano di content marketing , ovvero come delineare un piano editoriale per il nostro sito e i nostri social che generi traffico di utenti. In questo articolo approfondiremo il lato creativo del content marketing, e per farlo dobbiamo capire cos’è il visual marketing.

Il visual marketing forma parte delle strategie che servono per creare un’immagine personale concreta.
In altre parole è un approccio che aiuta a sviluppare con più efficacia il processo di branding.
Le immagini, fisse o in movimento, hanno la capacità di trasmettere messaggi in modo molto più immediato ed efficace rispetto alla parola scritta.
Non è strano infatti che gli utenti dei social media preferiscano apprendere una notizia o una nozione da un’infografica piuttosto che da un articolo.

 

Il potere del visual marketing

Definita l’immagine coordinata non ci sono limiti a ciò che si può fare con il visual marketing: post, immagini social, grafici a corredo di articoli, video, illustrazioni, cartoline e stampati vari (il visual merchandise è una declinazione pratica del visual marketing).
Insomma, il visual marketing è una fondamentale “arma” per rendere riconoscibile un brand online e offline. Inoltre può essere utilizzato per creare un contatto con l’utenza attraverso dei contenuti editoriali su account social e siti web e generare così traffico di utenti interessati al nostro lavoro.

 

Come sviluppare una strategia di visual marketing

Quando ragioniamo su una strategia di visual marketing dobbiamo ricordare sempre che si tratta di comunicazione: parole, forme, colori, tutto deve avere l’obiettivo di veicolare un messaggio e accrescere l’engagement dei clienti.
Ma come si creano contenuti validi?
La prima regola, valida per qualsiasi tipo di contenuto, è quella di offrire qualcosa di utile all’utente, un consiglio, un parere, un tutorial: un valore aggiunto rispetto agli altri competitor.

 

1. Mai procedere senza una vera e propria strategia visual
Le immagini non sono solo decorative, ma hanno la funzione di attirare un pubblico definito. Durante la creazione del contenuto chiediamoci sempre a chi vogliamo rivolgerci, quale messaggio vogliamo inviargli e come farlo senza “rovinare” l’immagine aziendale.

 

2. Non creare immagini solo belle da guardare
I contenuti “visual” come abbiamo detto, oltre ad attrarre pubblico servono a veicolare messaggi ben definiti. Ogni immagine, che pubblicizzi un prodotto, un servizio, o altro, deve per prima cosa fornire informazioni sul brand e comunicarne i valori, così da creare empatia con il fruitore.

 

3. Non creare contenuti uguali per tutte le piattaforme
Ogni piattaforma ha un pubblico diverso, e lo stesso contenuto potrebbe non funzionare su ogni nostro account.

Prendiamo ad esempio i tre social più utilizzati: Facebook, Instagram e LinkedIn.
Oltre ad avere ognuno formati di foto e video differenti, la comunicazione cambia completamente da un social all’altro.
Mentre su Facebook avremo l’account più “istituzionale” ma che parla a molti, Instagram sarà il luogo dove utilizzeremo un linguaggio molto più empatico e dialogheremo con gli utenti, mostrando loro i “dietro le quinte” o comunque argomenti particolari della nostra attività.
LinkedIn invece, essendo un social basato sulle relazioni professionali e orientato alla ricerca di lavoro, necessita di una comunicazione molto più formale e meno amichevole.

 

4. Less is more: non esagerare!
Evita di creare grafiche piene di scritte, cifre, dati e che siano poco dirette: l’obiettivo del visual marketing è proprio quello di semplificare i concetti!
Se non vuoi rischiare di strafare tieni d’occhio come si muovono i tuoi concorrenti. Puoi utilizzare molti tool gratuiti per farlo, uno su tutti Google Trends.

 

5. Mai dimenticare la coerenza del brand
Presi dalla fantasia spesso capita di dimenticarci che, purtroppo, ci sono dei limiti su ciò che possiamo creare.
Durante il processo creativo è bene tenere sempre bene a mente l’immagine coordinata dell’azienda, i valori del brand, e tradurre tutto ciò in contenuti coerenti e riconoscibili come nostri.

 

6. Ricerca continua
È fondamentale avere un metodo per capire se tutto questo lavoro ci sta portando qualche beneficio. Tenere d’occhio i competitor è necessario per farsi un’idea di cosa piace o non piace all’utenza di un determinato settore. Ma ugualmente importante è studiare se stessi: tutte le piattaforme di pubblicazione (siti, blog, social, ecc…) hanno dei software interni che tengono traccia di visite, interazioni, gradimento dei visitatori e molto altro. Prendere nota di questi dati ci permetterà di correggerci e di crescere ancora.
Le idee più inaspettate però potrebbero arrivare proprio dai nostri follower!
Se abbiamo fatto un buon lavoro e abbiamo un seguito che ci scrive e interagisce con noi è bene starlo ad ascoltare e rispondere tempestivamente: l’utenza si sentirà considerata, e noi avremo centinaia (se non migliaia) di consigli da appuntarci.

 

In conclusione

Il visual marketing non è un tipo di strategia che può vivere da sola, ma è un approccio alla creazione dei contenuti che permette di creare e rafforzare un’immagine aziendale definita e coerente.
Le immagini sono più efficaci del testo sia per motivazioni psicologiche che anche tecnologiche: ormai la fruizione di contenuti digitali è rapidissima e dobbiamo veicolare messaggi in tempi minimi.
Oggi è fondamentale fare del visual marketing, qualsiasi sia il tuo tipo di attività, perché senza di esso diventa impossibile delineare i confini di una buona brand reputation, generare coinvolgimento e quindi accrescere la notorietà del marchio, e persino ideare pubblicità riconoscibili e memorabili.

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ag fronzoni minimalismo italiano

AG Fronzoni e il minimalismo italiano

“Penso sia il compito di ognuno di noi portare la cultura non dove c’è già, ma dove manca, in provincia, in periferia, ai più poveri, dove ci sono meno informazioni.
La cultura di un paese si misura dalla cultura dall’ultimo uomo di quel paese, è la media che conta.
Compito e dovere di ogni persona è di fare pubblicità alla cultura.”

 

AG Fronzoni (Pistoia 1923 – Milano 2002) è stato un grafico, designer e architetto ed è considerato uno dei maestri del minimalismo internazionale.
Ha fatto della sobrietà formale e della ricerca geometrica la sua prima fonte di ispirazione: secondo la sua visione minimalista e razionalista, ogni cosa superflua è da considerarsi spreco, oltre che in senso grafico anche moralmente ed eticamente.

Inizia la sua attività nel ’49 all’Umanitaria di Milano, all’Istituto Statale d’Arte di Monza e in altre scuole, fino a sentire il bisogno nel 1982 di aprire la propria “bottega” in Corso Magenta.

 

L’insegnamento

“La mia ambizione non è progettare un manifesto, è progettare uomini.”

 

Le lezioni a bottega non interessano soltanto l’arte, ma anche la filosofia e l’educazione alla vita. Per Fronzoni l’arte deve avere un carattere educativo e al servizio della comunità democratica. Attribuisce alla forma proprietà salvifiche e al progetto la capacità di salvare il mondo. Intransigente verso le convenzioni, mantiene un costante atteggiamento critico e di “trasgressione disciplinata”.

 

 

Il progetto dell’uomo

La filosofia antropocentrica e illuminista di Fronzoni vede il bianco e il nero come rappresentativi del progetto uomo, razionale, colto, che si contrappone al colore che appartiene invece all’estraneo mondo naturale.
I suoi manifesti rispecchiano pienamente questa filosofia: i rapporti tra bianco e nero, le tensioni tra pieni e vuoti, le forme geometriche, gli angoli, i vettori, la purezza concettuale.
I caratteri tipografici sono un altro elemento fondamentale dei suoi lavori: minuscoli per sottolineare spazi, diventano enormi, manipolati e tagliati per rappresentare il pensiero.

 

I progetti

Tra i progetti maggiori possiamo annoverare la collaborazione di Fronzoni come grafico con diverse interviste, una su tutte “Casabella” per la quale ha curato l’impaginazione.
Nella sua attività di designer sono significativi i progetti per le valigie “Forma Zero”, della lampada “Quadra” e della serie di mobili “Serie 64”.
Si dedica anche alla cura di allestimenti e spazi museali e disegna l’immagine coordinata di diverse aziende.
I suoi lavori sono attualmente in esposizione nei più importanti musei come il MoMa di New York.

quanto costa registrare un marchio

Quanto costa registrare un marchio?

Stai per aprire una nuova attività o vuoi lanciare sul mercato un nuovo prodotto e hai bisogno di tutelarti legalmente registrando un nuovo marchio commerciale? Ma quanto costa registrare un marchio? E come si fa?
Cercando su Google probabilmente hai trovato poche risposte o risposte parziali e non sai come operare.

In questo articolo proviamo a dare uno sguardo generale sulla registrazione di un marchio.

 

Ricerca di anteriorità

Per prima cosa è consigliabile far svolgere da un professionista una ricerca di anteriorità per il marchio che abbiamo ideato.
La ricerca di anteriorità è una procedura che permette di individuare marchi potenzialmente “pericolosi” o che potrebbero creare conflitti legali con il nostro.
I principi sui quali si basa questa ricerca sono l’assonanza fonetica (parole e frasi con pronuncia simile), l’assonanza visiva (caratteri e loghi simili) e l’assonanza concettuale (parole e frasi che esprimono concetti simili).
Nel caso in cui la ricerca di anteriorità restituisca uno o più risultati, il tuo consulente dovrebbe saper consigliarti come modificare il tuo marchio per ridurre al minimo qualsiasi rischio futuro.

 

Quanto costa registrare un marchio? Dipende.

Dare una risposta a questa domanda è piuttosto difficile e bisogna fare una valutazione caso per caso per mezzo di opportune ricerche.
Il costo di un marchio varia essenzialmente per due soli fattori: gli stati nei quali vuoi registrare il marchio e le classi che vuoi andare a coprire.
Per quanto riguarda la scelta degli stati, tutto dipende dal mercato di riferimento. Se il tuo business è solo locale, il costo del marchio sarà inferiore rispetto ad un’attività che si estende al resto della Comunità Europea o che è addirittura internazionale.
Durante il periodo di approvazione del marchio in Italia, hai comunque 6 mesi di tempo per estendere la registrazione all’europeo o all’internazionale.

Per quanto riguarda la scelta delle classi devi individuare le classi di prodotti e servizi in cui il marchio verrà utilizzato.
Per questa procedura è meglio non agire da soli ma affiancarsi ad un professionista, poiché potresti fare l’errore di non tenere conto di futuri sviluppi (e quindi di ulteriori classi necessarie) o di indicare classi errate che entrano in conflitto con il tuo brand.

 

In conclusione

Un’errata registrazione del marchio può portare a danni seri, che solitamente si avvertono solo sul lungo termine. Inoltre si rischia di non essere tutelati da tentativi di contraffazione, che è il motivo principale della registrazione.
Sul web si trovano spesso offerte di registrazione marchi a basso costo e soluzioni alternative a quanto spiegato in questo articolo ma, in questa delicata fase, ti consigliamo di non provare a lavorare da solo, magari cercando di risparmiare, ma di lasciarti guidare da un consulente esperto che saprà come tutelare il tuo marchio e la tua attività nel tempo.

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foto per e-commerce

Come fare foto per e-commerce

Una fotografia fatta bene può realmente fare la differenza per il tuo e-commerce. Una bella foto è una conferma per il potenziale cliente della qualità del prodotto che sta per mettere nel carrello, e grazie agli scatti fatti da diverse angolazioni, dettagli e indossati l’utente potrà “toccare con mano” il prodotto, come se fosse in un negozio fisico.

In questo articolo daremo qualche consiglio utile per ottenere foto di qualità e per rendere più efficace il tuo e-commerce.

 

Prima di cominciare

Fare delle belle foto richiede molto tempo: bisogna ragionare sul prodotto e sulle esigenze di rappresentazione. In base alla grandezza dell’oggetto potremmo aver bisogno di diversi set, così come anche di diverse luci per valorizzarne colori, lucentezza o trasparenze.
Quando posizioni il prodotto, sia su un telo fotografico, una lightbox o qualsiasi altro tipo di set, fai un segno per ricordare in seguito la posizione esatta. Misura e registra qualsiasi dato utile: distanza tra luce e prodotto, distanza tra fotocamera e prodotto, angoli e altezza delle luci.
Procedi fotografando l’oggetto da tutte le angolazioni e in ogni dettaglio significativo (fibbie per una borsa, un ricamo particolare su un abito, rifiniture e prese jack, USB o altro per i prodotti di tecnologia, ecc…).

Se i tuoi scatti ti soddisfano, questo procedimento ti permetterà di avere uno storico di come hai lavorato così da poter facilmente replicare l’effetto, cosa utile quando si lavora magari su diversi prodotti di una stessa serie o collezione e bisogna mantenere la stessa impostazione per tutte le fotografie.

 

Avere una buona macchina fotografica

Una reflex digitale di medio livello si può trovare ormai a dei buoni prezzi di listino. Anche se hai uno smartphone con un’ottima fotocamera esterna, tieni presente che qualsiasi foto vedrai su un e-commerce è stata scattata con una fotocamera vera e propria.
Consigliamo quindi di fare un piccolo investimento per questo progetto e di munirsi di fotocamera, treppiede, e di un’ottica da 50mm con apertura f1.8.
Esistono ottiche di infinite tipologie, ma con queste specifiche avrai poca distorsione dell’immagine e una messa a fuoco uniforme.

 

Illuminazione

L’illuminazione è forse l’elemento più importante. Semplicemente senza la giusta illuminazione non si possono scattare delle buone foto.
Come dicevamo all’inizio di questo articolo, ogni tipologia di prodotto e soprattutto ogni tipo di materiale richiedono un’illuminazione diversa.
Vi sono in commercio soluzioni abbastanza economiche che consistono in set fotografici completi, con la possibilità di sperimentare con luci e pannelli, e piccole lightbox indicate per gli oggetti di dimensioni più ridotte come gioielli o scarpe.

 

Post-produzione

Lo foto per e-commerce vanno sempre modificate. Questo ti permette di correggere qualche piccolo errore o di “pulire” e migliorare la foto.
Il formato migliore per lavorare è il RAW perché permette maggiori possibilità di intervento.
Puoi trovare moltissimi tutorial online di fotoritocco per apprendere le tecniche di base e ottenere delle foto prodotto di qualità.
In ogni caso, prima di lavorare sulle fotografie, consigliamo di guardare gli e-commerce dei competitor per trovare la giusta ispirazione.

 

In conclusione

Avere delle buone foto per e-commerce è fondamentale se vuoi vendere online.
Non è solo una vetrina digitale, ma è il modo che ha l’utente del tuo sito per osservare e “toccare con mano” i prodotti.
Anche con un prodotto ottimo, foto non abbastanza buone restituiscono al potenziale cliente una sensazione negativa che porterà all’abbandono del carrello.

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local news suite design studio

Da virale a tribale: il nuovo modo di fare news

Uno studio di Comscore descrive com’è cambiato il mercato editoriale in questi ultimi anni. “From viral to tribal. The next frontier in publishing”questo il nome della ricerca, ha indagato le abitudini degli utenti inglesi e americani di ogni età per ipotizzare un nuovo scenario nella fruizione e nel consumo di news.

 

Taker, not giver

I social media non hanno perso il loro ruolo di fonte di informazione, soprattutto tra i giovanissimi che li preferiscono addirittura ai siti di news, ma cala in maniera considerevole il numero di condivisioni tornando a preferire lo scambio di opinioni dal vivo.
Taker, not giver quindi, ovvero utenti abituati a “prendere” informazioni dalla rete ma non a darle ad altri.
Le ragioni di quest’abitudine sono diverse, ma principalmente sono da ricercare in una maggiore dimestichezza dei giovanissimi con i social, e maggiore attenzione alla ricerca, cosa che limita anche la condivisione di fake news.
Se i giovani non condividono le notizie sui social, una nuova opportunità che si va a creare è quella degli eventi dal vivo che faccia incontrare le persone con i brand e che prediliga le relazioni umane.
Da notare che, sebbene gli utenti più giovani siano più attenti, il tempo medio dedicato alle news cala notevolmente.
Questo perché la nuova tendenza è quella di legarsi maggiormente ad un solo brand editoriale e di utilizzare di più app, newsletter e canali diversi rispetto al classico sito di informazione.

 

Da news globali a news locali

Un altro dato interessante è quello riguardo la fruizione di news locali rispetto a quelle nazionali o internazionali.
Il giornalismo locale (o addirittura iperlocale) viene sempre più preferito rispetto al giornalismo globale.
Non sorprende che i giornali locali siano gli unici a registrare una crescita apprezzabile e che Facebook e Google diano più peso alle local news.
Un investimento intelligente per queste testate giornalistiche potrebbe essere una maggiore ottimizzazione per il mobile favorendo strategie SEO geolocalizzate.

 

Nuovi modelli di business

La nota più complessa dello studio “From viral to tribal” riguarda la sostenibilità economica: gli utenti non sono disposti a pagare per la semplice fruizione di informazioni.
In questo scenario sono stati molteplici gli esperimenti di monetizzazione, comprese sottoscrizioni, account free e premium e molti altri. In un momento storico in cui tutti fanno informazione, dalle varie piattaforme ai blog passando per i semplici utenti, i lettori sono davvero disposti a pagare in cambio di un contenuto unico, che non si possa trovare altrove e che sia di valore.

 

In conclusione

Ispirandosi alla situazione della nuova editoria si possono delineare nuove strategie di marketing online. Per molte attività potrebbe essere vincente unire ad un piano di content marketing di valore e una SEO più local-oriented, anche una serie di eventi locali, continuando così a curare offline quella “tribù” conquistata online.

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come fare content marketing

Come fare content marketing: consigli e strategia

Quando parliamo di  Content Marketing ci riferiamo ad una particolare tecnica di marketing che si basa sulla creazione e condivisione di contenuti (content) interessanti e utili per gli utenti di riferimento.
Non si tratta soltanto di scrivere articoli di blog, ma anche di condividere post sui social media, caricare video e foto e qualsiasi altro tipo di contenuto immaginabile.
Gli obiettivi del content marketing sono molteplici ma viene soprattutto usato per mantenere viva l’attenzione degli utenti fidelizzandoli, è utile per farsi trovare nel momento in cui un potenziale cliente compie una ricerca o manifesta un bisogno e, in un’ottica più ampia, va a inserirsi in un piano di inbound marketing (tecnica che ha come obiettivo il catalizzare l’attenzione in modo organico e senza interrompere la fruizione come fa l’interruption marketing, tipico di TV e radio).

 

Content marketing strategico

Per sviluppare una strategia di content marketing davvero efficace bisogna per prima cosa fare una ricerca delle keyword (parole chiave) di settore, studiare quantità e qualità dei contenuti dei competitor e quali canali utilizza (blog, social, altro) e infine scrivere un piano editoriale dettagliato.

 

1. Definire degli obiettivi S.M.A.R.T.

Quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere?
Il piano di marketing è finalizzato ad aumentare un flusso di vendita, è orientato al customer care o ad aumentare la presenza sui social?

Un obiettivo di marketing può ritenersi corretto quando è:

S = Specific (specifico), tangibile e che esprime chiaramente cosa si vuole raggiungere e perché;
M = Measurable (misurabile) con dati numerici precisi;
A = Achievable (raggiungibile), ovvero realistico e commisurato alla realtà dell’attività e alle sue capacità;
R = Relevant (rilevante), ovvero che ne vale davvero la pena a livello costi/benefici;
T = Time based (temporizzato), quindi gestibile a per tempistiche.

 

2. Studiare attentamente il target di riferimento

In qualsiasi attività di marketing è fondamentale cercare di capire a chi ci stiamo rivolgendo. In questo senso è utile creare una buyer personas, ovvero un persona fittizia che rappresenti il cliente tipo, a partire dai dati che abbiamo raccolto con precedenti indagini di mercato o altre attività di marketing.
Quando questo risulta impossibile, perché magari è un’attività del tutto nuova, è comunque importante delineare una buyer personas anche se più teorica, e andare a definirla nel tempo in base ai dati raccolti mese dopo mese.

 

3. Comprendere il contesto

L’analisi dei punti di forza e di quelli critici della propria azienda, così come di quelli dei competitor, è una delle attività più importanti e, a volte, sottovalutata.
Per valutare attentamente il contesto si può utilizzare la cosiddetta matrice SWOT (Strenght, Weakness, Opportunities, Threats) che divide i dati raccolti durante l’analisi in fattori interni e fattori esterni all’azienda.
Fattori interni: i nostri punti di forza, Strenght, e le nostre debolezze, Weakness;
Fattori esterni: le opportunità del mercato attuale, Opportunities, e i pericoli dai quali guardarci, Threats.
Uno studio di questo tipo è fondamentale per capire quali sono le eccellenze da mostrare e quali le carenze da risolvere o da trattare con attenzione.

A questo punto si può scrivere il calendario editoriale e passare alla creazione dei contenuti veri e propri.
Con i dati raccolti nei 3 punti principali sarà chiaro quale linguaggio utilizzare, che tipo di video o immagini pubblicare, se preferire il blog, i social o altri canali digitali e, in generale, sapremo parlare con la voce dei nostri utenti.

 

In conclusione

Sul web si legge spesso “content is king”, che il contenuto è sovrano, perché oggi i contenuti sono il “motore” principale della rete.
Basti pensare al fatto che i siti e le app di maggiore successo sono quelli che consentono la condivisione di contenuti testuali, fotografici e video.
In un sistema in cui chiunque può dire la sua, far trovare agli utenti dei contenuti di valore li informa e crea con loro un rapporto di fiducia.
Un contenuto efficace fornisce molte idee agli utenti su come utilizzare prodotti e servizi, fino a trasformarli da visitatori ad effettivi clienti.

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come fare seo suite design studio

SEO: cos’è e come funziona

Con il termine  SEO si indica un insieme di strategie e di tecniche utili per aumentare la visibilità di un sito web, migliorando così la posizione nella SERP, ovvero la pagina dei risultati di ricerca di Google. La parola SEO è un acronimo che sta per Search Engine Optimization, che in italiano si traduce in ottimizzazione per i motori di ricerca.
Cercare di migliorare la posizione nella SERP è essenziale perché gli utenti non guardano oltre la prima pagina dei risultati quando compiono una ricerca.
Data la diffusione di Google, la maggior parte delle tecniche SEO si basa proprio sugli algoritmi di questo motore di ricerca.
Queste tecniche sono svariate e riguardano diversi cambi di competenza: ottimizzazione dei testi, struttura dei siti, codice HTML, gestione dei link, ottimizzazione dei contenuti multimediali e molti altri accorgimenti che possono aiutare la salute e il posizionamento del sito.

 

Come fare SEO: 6 consigli

Le tecniche per fare una buona SEO sono molteplici, ma ci sono alcuni passaggi fondamentali:

 

1. Ricerca delle parole chiave

La keyword research è il primo passo essenziale: bisogna trovare tutte quelle parole che gli utenti cercano quando vogliono trovare qualcosa di specifico, così da poter scrivere delle pagine web che vengano trovate facilmente. Un’attenta ricerca “manuale” è sempre una buona pratica, ma ad essa va affiancata anche una ricerca fatta con tool professionali come Google Trend, Seo Zoom e altri software di analisi.

 

2. Ottimizzazione dei fattori On Site

In questa fase si va a lavorare su tutti i fattori interni al sito che possono migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca e la user experience per semplificare la navigazione e migliorare l’esperienza dell’utenza.
Tenendo presente i risultati della keyword research si andrà a lavorare su fattori come Tag Title, Met Tag, URL e Alt Tag delle immagini e su aspetti più tecnici come la struttura vera e propria del sito.
È una buona pratica inoltre alleggerire le immagini e i vari media per non rallentare la velocità di caricamento delle pagine, cosa questa che penalizza il posizionamento.

 

3. Ottimizzazione dei fattori Off Site

I fattori Off Site sono tutti quelli che non sono presente sul proprio sito, ma che comunque ne influenzano il posizionamento. Il consiglio è quello di cercare di ricevere backlink da fonti autorevoli, blog e siti di settore, che siano affidabili e soprattutto pertinenti.
Aumentare la credibilità, anche detta trust, premierà con qualche posizione in più nella SERP.

 

4. SEO e Social Media

I social media non influenzano in maniera diretta la SEO, perché tutti i backlink ricevuti da questo tipo di siti (quindi link delle campagne sponsorizzate o link nei post) non vengono accettati da Google come validi.
I social vanno tenuti comunque in considerazione per quanto riguarda la presenza online e gestione del traffico sul sito.
Attivare account o pagine social contribuisce certamente a “far parlare di sé”, e con campagne di social media marketing è possibile portare traffico qualificato (quindi seriamente interessato) sul proprio sito.

 

5. Monitoraggio dei risultati

Gli obiettivi di una strategia SEO devono essere concreti e misurabili.
Questo perché periodicamente si dovranno analizzare tutti i parametri utili, come traffico, comportamento dell’utente e conversioni, per tarare di volta in volta la strategia. Il software di monitoraggio più utile e utilizzato è Google Analytics, che può essere “agganciato” molto facilmente al proprio sito web.

 

6. SEO e WordPress

WordPress è senza dubbio il CMS più utilizzato. Questo perché, oltre ad un’interfaccia di facile utilizzo che semplifica la creazione di un sito rendendola accessibile a tutti, permette di lavorare sulla SEO senza particolari conoscenze tecniche grazie a dei plug-in (accessori) scaricabili anche gratuitamente.
Questi plug-in dispongono di molti strumenti utili come il conteggio delle parole chiave nel testo e relativa percentuale, consigli di formattazione, accesso semplificato alla meta description e molti altri, sempre da interfaccia.

 

In conclusione

La SEO è un aspetto fondamentale nella progettazione o nel restyling di un sito web. Conquistare la vetta della SERP è difficile, ma eseguendo periodicamente i passaggi sopra elencati si può sicuramente migliorare la propria visibilità con grandi benefici in termini di traffico e di utenza, ma anche economici qualora il sito sia relativo ad un business.

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Italiani e Social Media: quanto usiamo i social?

Blogmeter, la nota piattaforma di social intelligence, ha condotto per il terzo anno consecutivo la sua ricerca “Italiani e Social Media” con la quale indaga le abitudini digitali degli utenti italiani. Oltre 1500 intervistati scelti come rappresentativi di ogni target (età, sesso, regione geografica, interessi…) per capire come intendiamo i social media e per immaginare cosa aspettarsi dal futuro.

 

Italiani e Social Media: perché li usiamo?

La prima distinzione che salta all’occhio è quella tra i cosiddetti social di cittadinanza e i social funzionali.
Mentre i primi vengono utilizzati quotidianamente per ordinare e dare valore alle relazioni tra persone, come Facebook, WhatsApp e Telegram, quelli di tipo funzionale vengono utilizzati più sporadicamente per sopperire a bisogni specifici: per esempio Skype per una videochiamata con una persona lontana o Tripadvisor per recensire un locale.

Come possiamo notare, nello studio sono stati inclusi anche social non propriamente detti poiché i servizi di messaggistica o quelli di rating costituiscono ormai vere e proprie reti sociali, organizzate secondo interazioni particolari e linguaggi specifici.

Un’altra distinzione che si può fare è quella riguardo le destinazioni d’uso.
Il 43% degli intervistati rivela di aver aperto un account social unicamente per leggere i contenuti degli altri, contro il 12% che vuole condividere pensieri e contenuti originali.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono gli utenti tra i 15 e i 24 anni a utilizzare i social per leggere ma senza interagire.

Ogni social poi viene usato per cercare argomenti diversi.
Facebook è il luogo dell’informazione e del libero scambio di opinioni, su YouTube si cercano svago, stimoli e idee, mentre Instagram rimane il canale preferito per seguire influencer e celebrità.

Una notevole differenza riguardo allo studio dell’anno scorso la possiamo trovare nell’advertising. La pubblicità sui social risulta essere meno fastidiosa e più utile rispetto al passato, segno che target sempre più mirati risultano essere efficaci.

 

Italiani e Social Media: i contenuti

Un dato particolare è quello riguardo alle stories. Native di Instagram, sono state implementate negli ultimi anni anche su Facebook e WhatsApp.
Il 32% degli utenti preferisce guardare le stories invece che leggere un post, percentuale che aumenta ad oltre il 50% quando parliamo con i ragazzi sotto i 25 anni.
Questo è indice del fatto che stiamo andando sempre più verso una comunicazione digitale semplice e immediata: una tendenza che in realtà comincia tempo fa proprio insieme ai social, ma che diventa anno dopo anno sempre più evidente.

 

Italiani e e-commerce

In forte aumento anche l’utilizzo degli e-commerce da parte degli utenti italiani. La metà degli intervistati dice di voler comprare ancora di più on line, mentre il 90% sostiene che compra già dai vari e-commerce.
Prima di fare un acquisto, l’utenza preferisce informarsi su costi e dettagli sui motori di ricerca, gli stessi siti di vendita e i siti di recensioni.
Gli utenti che utilizzano molto i social guardano anche recensioni e unboxing su YouTube e scambiano informazioni su Facebook e Instagram.
Il mondo dell’e-commerce è sempre più legato alla realtà dei social, con grandi benefici sia per chi vende che per i consumatori.

 

In conclusione

La comunicazione dei social, sempre più immediata, semplice e coinvolgente, è sicuramente un indice di come evolverà il web anche fuori dai social network.
Sono conclusioni queste che non possono essere ignorate da chi crea contenuti sul web, soprattutto tenendo presente il legame che il social e l’e-commerce, o la vendita in generale, possono avere.

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importanza del packaging

L’importanza del packaging

Non è di certo un segreto che il packaging sia una delle leve più importanti nel marketing. Anche i compratori meno accorti avranno notato almeno una volta di aver scelto, tra due prodotti praticamente identici, quello con la confezione più bella o che gli ispirasse maggiore fiducia.
Questo perché, per quanto un cliente possa essere informato e attento, l’aspetto psicologico ed il coinvolgimento emotivo alla fine prevalgono sempre.
Il neuromarketing si occupa proprio di studiare le reazioni istintive causate da particolari messaggi o da grafiche colorate e lettering accattivanti.

Ogni volta che tornate con lo sguardo su un prodotto in particolare tra i mille sullo scaffale, o quando vi fermate per toccare con mano la confezione , significa che il grafico che ha realizzato quel packaging è riuscito a trovare una composizione che fa breccia, inconsciamente, nel vostro interesse.

 

La forma

La forma del packaging e il lettering influenzano positivamente le vendite di un prodotto. Nello studio iniziale bisogna tenere conto della forma del prodotto, il materiale ed eventuali criticità. La scatola deve rappresentare il brand di appartenenza ma al contempo deve proteggere nel miglior modo il contenuto, unendo tra loro forma e funzione.
Il packaging vincente è quindi quello che soddisfa il cliente sia a livello pratico che estetico.
I brand più affermati spesso utilizzano forme ricorrenti che diventano un vero e proprio marchio di fabbrica.
Basti pensare all’unicità della bottiglia di vetro della Coca-Cola o alle forme più o meno complesse delle boccette dei profumi più famosi.

 

Il colore

I colori del packaging insieme alla forma sono la prima cosa che salta all’occhio. La scelta cromatica deve essere sempre fatta in modo significativo, accordandosi all’immagine aziendale ma cercando di veicolare determinate sensazioni.
La scatola di un gioco per bambini avrà quasi sicuramente colori più accesi e chiassosi, mentre il colore della confezione di un prodotto alimentare può essere più tenue e con colori “naturali” che ispirino genuinità e benessere.
Come per la forma, le aziende che riescono a trovare la composizione cromatica più significativa, difficilmente andranno a stravolgerla nonostante vari cambi di immagine, diventando anche il colore un tratto altamente distintivo.

 

Il materiale

Il materiale scelto nella progettazione di una confezione ha il potere di cambiare completamente la qualità percepita di un prodotto.
La scatola di un alimento biologico per esempio, oltre ad avere una grafica sui toni del verde che ispira “naturalità”, spesso è realizzata con un cartone ruvido al tatto e che non riflette la luce, come fa invece il packaging plastificato.
La perfezione è qualcosa di possibile solo nella produzione industriale, con macchinari sofisticati e materiali sintetici.
Quindi la costruita imperfezione del packaging di quell’alimento convincerà il cliente che quel prodotto sia davvero naturale, ancora prima di leggere l’etichetta.
Per lo stesso principio le scatole dei prodotti tecnologici come smartphone, tablet o notebook sono invece lisce, minimali e sono colorate di nero o bianco, due colori assoluti.
L’estetica assolutamente artificiale è adatta a questo tipo di prodotti proprio perché comunica al cliente valori come il progresso tecnico, l’avanzamento tecnologico e il lusso della tecnologia all’avanguardia.

 

In conclusione

Il packaging perfetto deve emozionare. Non deve limitarsi a proteggere un prodotto e semplificarne il trasporto ma può anche aggiungere significato. Può mostrare parte del contenuto con una trasparenza o svelarlo completamente, può dare istruzioni per l’utilizzo o veicolare messaggi e i valori del brand.

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