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Marzo 2020

google ads

Come usare Google Ads: 3 consigli per la tua prima campagna

Come impostare e gestire una campagna sulla rete di ricerca

 

Una campagna sulla rete di ricerca può essere un ottimo modo per far acquisire notorietà ad un’attività appena avviata. Questo perché tra tutto il traffico che arriva al sito, quello che deriva dai motori di ricerca come Google ne rappresenta sicuramente la maggioranza.

Una campagna sponsorizzata sulla rete search di Google andrebbe gestita da un professionista per non rischiare di sprecare budget, o comunque da una persona già mediamente pratica del software.
Se sei già pratico del programma, o se comunque vuoi provare a impostare e a gestire la tua prima campagna, abbiamo stilato 3 consigli utili per te.
Senza mai dimenticare che alla base di una campagna riuscita, oltre alla dimestichezza con la piattaforma, c’è sempre una buona strategia SEO.

Google Ads per principianti: 3 consigli per cominciare

1. Scegliere l’opzione giusta

Esistono principalmente due modi di usare Google Ads: “Campagna Intelligente“, una modalità che semplifica la visualizzazione della piattaforma e che nasconde funzionalità avanzate a favore di una procedura guidata, molto adatta alle piccole attività, sia online che su strada, e per chi è alle primissime armi; una modalità più “professionale” e complessa che permette di spaziare tra tantissimi formati pubblicitari (annunci testuali, grafici, video, app, ecc) e che mostra all’utente tutte le opzioni di personalizzazione più avanzate.
La prima opzione è sicuramente più immediata, ma la seconda darà frutti migliori sul lungo termine, a fronte di uno studio più profondo della piattaforma.

Ulteriori informazioni a riguardo si possono trovare al centro assistenza di Google.

 

2. Capire quando usare la rete Search e la rete Display

Quando creiamo un annuncio testuale per la rete di ricerca, abbiamo la possibilità di renderlo visibile anche sulla rete display. Ciò cosa significa?
Vediamo le differenze principali tra annunci search e annunci display.
Gli annunci testuali vengono mostrati nella SERP (pagina dei risultati di Google) quando un utente cerca parole chiave da noi selezionate, spendendo il budget quando tali annunci vengono cliccati.
Gli annunci display invece sono dei banner pubblicitari che appaiono su siti web simili per argomenti al nostro, con l’obiettivo di mostrare un prodotto ad un utente che non sta attivamente cercando qualcosa, ma che potrebbe essere comunque interessato. Questi annunci, avendo lo scopo di mostrare (to display), vengono pagati per visualizzazione invece che per interazione.
Due obiettivi diversi richiedono un tipo di comunicazione diversa e, quindi, due campagne separate.
Questo non significa che gli annunci di una campagna search non possano mai essere mostrati anche nella display come banner di solo testo, ma che bisogna fare delle valutazioni volta per volta per non dare una comunicazione confusa.

 

3. Impostare le giuste corrispondenze per le parole chiave

Impostare le corrispondenze per le parole chiave aiuta ad aumentare il dettaglio della campagna, ad evitare di mostrare annunci per ricerche non attinenti e, in generale, di diminuire i costi.
Esistono 3 tipi di corrispondenza, che vanno impostati usando gli opportuni segni di punteggiatura:

  • Corrispondenza generica: Si ottiene aggiungendo la keyword così com’è. È la corrispondenza meno dettagliata e con il più alto livello di indagine poiché attiva gli annunci anche per sinonimi e parole correlate. Può essere affinata con un modificatore “+”. Esempio: scarpe da +donna, la keyword donna è fissata nelle ricerche ed esclude automaticamente prodotti da uomo.
  • Corrispondenza a frase: Si ottiene aggiungendo le virgolette alla parola chiave. La ricerca deve contenere la parola o frase digitata, anche aggiungendo altre parole prima o dopo. Esempio: “scarpe da donna” attiverà anche scarpe da donna rosse oppure dove comprare scarpe da donna.
  • Corrispondenza esatta: Si imposta con l’aggiunta delle parentesi quadrate. Gli annunci vengono mostrati solo dalle ricerche che coincidono esattamente con la parola chiave. Esempio: [scarpe da donna].

Se notiamo che i nostri annunci vengono attivati da ricerche poco pertinenti, può esserci d’aiuto impostare anche la corrispondenza inversa, ovvero keyword che, se presenti nella ricerca dell’utente, non fanno vedere l’annuncio. La corrispondenza inversa si imposta con il segno del meno ( – ). Per esempio, per rimanere nell’argomento scarpe, potremmo aggiungere -zalando per evitare che il nostro annuncio appaia in ricerche come scarpe da donna su zalando.

 

In conclusione, ricordiamoci sempre di lavorare sulla tracciabilità e sull’analisi

È essenziale che le campagne sponsorizzate corrispondano a obiettivi chiari e reali: aumentare visite al sito, aumentare le telefonate, aumentare le conversioni, aumentare le visite in negozio. Solo così possiamo avere un riscontro reale sull’andamento ed efficacia delle sponsorizzazioni.
Fare campagne “tanto per provare” non può portare una crescita reale e, soprattutto quando il budget è ridotto, non c’è molto spazio per gli esperimenti: più studieremo prima, meno aggiustamenti in corso d’opera dovremo fare poi.

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seo 2020

SEO 2020: i 3 errori più comuni

Le “vecchie abitudini” che nuocciono al tuo sito web

 

Mentre le tecniche di marketing digitale tradizionale sono sempre valide, i numerosi cambiamenti apportati da Google ai suoi algoritmi costringono tutti i marketer ad aggiornarsi e ad integrare nuove strategie.
I tecnici del marketing alle prime armi, o semplicemente marketer che non hanno fatto caso ad un update, potrebbero continuare a mettere in atto, dopo i vari aggiornamenti, strategie ormai inutili o addirittura controproducenti.
Vediamo quindi quali sono, e come risolverli, i 3 errori SEO più comuni nel 2020.

 

1. Keyword stuffing, o abuso di parole chiave

I tools più comuni come Yoast ci consigliano una certa percentuale di parole chiave da inserire all’interno di un articolo al fine di renderlo visibile dai motori di ricerca. Un marketer alle prime armi potrebbe cercare di ottimizzare l’articolo esagerando con le keyword a discapito della sua leggibilità.
Oggi gli algoritmi di Google preferiscono un contenuto scritto per gli utenti, ovvero utile, leggibile e comprensibile. I bot notano quando scriviamo frasi forzate solo per “imbottirle” di parole chiave, penalizzandoci.
Nel caso di questo articolo, per esempio, è stata stilata una lista ordinata con titoli chiari e spiegazioni dettagliate che contengono parole chiave secondarie. Inserire in modo forzato “SEO 2020” per tutta la lunghezza dell’articolo non potrà apportare nessun miglioramento.

 

2. URL senza parole chiave: non sempre i domini esatti sono i migliori

Google non ritiene più attendibile come sinonimo di qualità del sito la corrispondenza esatta tra dominio e nome del marchio, proprio perché ormai riesce a capire il senso e l’intento dei contenuti.
Una buona prassi quindi è quella di unire brand e keyword, cercando però di creare un dominio comunque breve e chiaro.

 

3. Acquisto link. Meglio curare il profilo backlink organico

Il fattore trust, fiducia o credibilità in italiano, è appunto un valore che indica quanto il nostro sito sia affidabile. Un modo per aumentare questa “simpatia” agli occhi di Google, è essere linkato da altri siti che hanno già una buona credibilità, creando una rete di cosiddetti backlink. È logico quindi pensare che rivolgersi a piattaforme di vendita link non è un’azione consigliata.
Ci sono diversi tool per valutare l’attendibilità del nostro sito, tra cui Ubersuggest, gratuito ma con delle funzionalità premium, e SEOZoom, strumento a pagamento ma che offre una settimana di prova e diversi piani di pagamento.

 

In conclusione, ricordiamoci sempre di lavorare sulla qualità

È essenziale curare il lato più tecnico dell’ottimizzazione SEO (link, ricerca keyword, domini…) ma dobbiamo sempre tenere a mente che, prima di tutto, un contenuto per essere considerato da Google deve essere un buon contenuto: originale, senza errori e soprattutto comprensibile e utile per le persone a cui vogliamo rivolgerci. Scrivere senza quest’ottica difficilmente porterà a risultati concreti, nonostante tutti gli accorgimenti che possiamo prendere.

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