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Media Marketing

Suite Design Studio / Media Marketing
marketing digitale e marketing tradizionale

Marketing digitale e marketing tradizionale: come integrarli

Le differenze tra il marketing digitale e il marketing tradizionale sono piuttosto evidenti: il primo si concentra esclusivamente sul web mentre il secondo necessita di supporti classici come stampa, TV e radio.
Fatta eccezione per il media e per questioni tecniche e strategiche, le differenze si fermano qui: l’obiettivo del marketing rimane sempre e comunque la comunicazione e la vendita
È errato quindi, al giorno d’oggi, sviluppare una strategia di comunicazione che coinvolga solo i canali digitali o solo l’offline.
Una strategia intelligente mescola i punti forti del marketing digitale a quelli del tradizionale, integrandoli per raggiungere gli obiettivi prefissati.

 

Come unire marketing digitale e tradizionale

L’obiettivo è creare un flusso di comunicazione cross-mediale che conduca per mano le persone attraverso tutto il customer journey.
Per esempio potremmo creare una newsletter con i contatti raccolti dal sito o da attività di advertising e inviare periodicamente mail pubblicitarie o promozionali con l’invito agli utenti o clienti di farci visita al negozio.
Alle persone che visitano il punto vendita si potrebbero regalare dei gadget come una shopper in tela brandizzata o dei volantini delle offerte, andando a proseguire quella narrazione cominciata nella mail.
Oppure, partendo dal tradizionale per finire sul digitale, supponendo come obiettivo la vendita tramite e-commerce, si potrebbe ideare uno spot televisivo, radiofonico o della cartellonistica che contengano una Call To Action molto chiara: ovvero l’invito a visitare il sito web. Una volta sul sito gli utenti ritroveranno le stesse tematiche degli spot riadattate al media digitale, così da proseguire il flusso narrativo e mantenere l’attenzione del potenziale cliente.

 

Gli “ingredienti” del digital marketing

Per mettere in pratica azioni strategiche online, non si può fare a meno di due strumenti fondamentali: sito web e account social (più i vari tool necessari alla loro gestione).

 

Sito Web

Il Sito Web è il cuore di qualsiasi attività di marketing digitale.
È uno strumento indispensabile, tanto che oramai per praticamente qualsiasi tipo di attività, non avere un sito equivale a essere invisibili.
Il Sito Web, oltre alle funzioni specifiche del caso (acquisti, prenotazioni o altro) deve costituire il biglietto da visita del brand.
È importante quindi che sia ottimizzato per qualsiasi browser e device come PC, smartphone, tablet e, probabilmente a breve, smartwatch.
Oltre all’esperienza di utilizzo da parte dell’utente, il sito è utile anche per una vasta serie di attività di marketing: per esempio inserendo un form di contatto potremmo raccogliere contatti mail per azioni di newsletter, possiamo fare dell’advertising con programmi come Google Ads, mentre analizzando il traffico degli utenti con Google Analytics possiamo fare delle vere e proprie indagini di mercato, andando a studiare età media, abitudini di acquisto, interessi secondari e molto altro.

 

Social Media

Il secondo ingrediente fondamentale per praticamente ogni tipo di business è il social. La prima cosa che si potrebbe pensare è che sarebbe meglio avere un profilo su qualsiasi social network esistente. In realtà è controproducente poiché disperderebbe i nostri sforzi (o del marketer che segue la nostra attività) e il budget. La prima cosa da fare è chiedersi a quale tipo di persona ci vogliamo rivolgere e per quali obiettivi, andando a scegliere quindi quei social più adatti. Linkedin per esempio è utile per il B2B o per trovare collaboratori, mentre Instagram si presta ad una comunicazione più “giocosa” ed è frequentato da utenti mediamente giovani. Facebook è utile soprattutto per il B2C, come Instagram, ma può prestarsi anche al B2B se ben utilizzato.
In linea di massima l’obiettivo dei social non è tanto convertire (vendite, iscrizioni, lead generation) quanto interfacciarsi con gli utenti o i clienti, poiché particolarmente adatti al customer service e per creare brand awarness.
Tutti i social consentono comunque attività di marketing similari a quelle del sito web, utilizzando però, a differenza di quest’ultimo che necessita di software più professionali, dei tool interni di advertising e di analisi.

 

In conclusione

Il marketing digitale ha un’enorme potenziale di visibilità: si possono creare contenuti ottimizzati per ogni device e personalizzati per ogni tipo di cliente.
Il marketing digitale ha il potere di raggiungere migliaia di persone con investimenti relativamente bassi e, soprattutto, a differenza del marketing tradizionale, ha la capacità di raggiungere consumatori qualificati grazie a campagne sviluppate su specifici target: in pratica, puoi mostrare un annuncio soltanto agli utenti giusti, pronti a comprare oggi stesso. Cosa impossibile da fare con un volantino, un cartellone o uno spot.

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recupero carrelli

E-mail marketing per recuperare i tuoi carrelli abbandonati

Uno studio del Baymard Institute condotto sulle abitudini di utilizzo degli e-commerce ha rivelato che circa il 70% dei carrelli viene abbandonato prima di finalizzare l’acquisto.

Per far funzionare bene un e-commerce il design e la UX del sito devono essere di ottima qualità: buone foto dei prodotti, descrizioni accurate, ottimizzare le velocità di caricamento, rendere la navigazione intuitiva.

Nonostante tutti questi accorgimenti, è normale avere una certa percentuale di abbandono del carrello.

 

Perché i clienti abbandonano il carrello?

I motivi sono molti e di natura diversa:

  • Costo del prodotto o della spedizione elevato
  • Processo di acquisto o di creazione account complicato
  • Mancanza dell’opzione di pagamento preferita
  • Preoccupazioni riguardo la sicurezza
  • Utenti che danno solo un’occhiata

Per quanto riguarda i costi si potrebbero ideare delle promozioni particolari, mentre per l’utilizzo del sito e per le opzioni di pagamento occorrerebbe fare le giuste implementazioni.
Gli utenti che danno solo un’occhiata sono i più difficili da recuperare, ma è possibile grazie ad una campagna mail strategica.

 

Campagna e-mail marketing per recuperare i carrelli abbandonati: come fare?

Le e-mail di recupero sono delle mail automatizzate che vengono inviate nel momento in cui un utente abbandona il carrello per qualsiasi motivo: può essere anche un fatto accidentale, come un errore di caricamento del sito o per ragioni esterne al processo di acquisto.

 

Tempo e frequenza di invio

Le e-mail di recupero devono essere tempestive e non devono essere mai inviate dopo più di un’ora di tempo.
La frequenza di invio è un’altra componente fondamentale: una mail ricevuta troppo di frequente rischia di finire nello spam, al contrario un invio troppo dilazionato nel tempo non potrà essere molto efficace.
È essenziale studiare un calendario editoriale con i primi dati raccolti ottimizzandolo nel tempo.

 

Personalizzazione dei contenuti

Le e-mail di recupero carrello devono permettere di riprendere il percorso di acquisto da dove è stato lasciato, quindi il messaggio ed il layout non possono essere standardizzati per tutti.
La mail deve mostrare quindi il prodotto lasciato nel carrello, il prodotto osservato o quello messo in wishlist, magari con diversi copy adatti ai casi specifici. Per esempio nell’oggetto della mail si potrebbero scrivere messaggi come “Hai dimenticato qualcosa? Ordina ora!”, oppure proporre percentuali di sconto o altre promozioni.

 

Ottimizzazione

Nell’e-mail di recupero carrelli dovrai inserire pochi prodotti, quindi potrai inserire una CTA (invito all’azione) molto chiara e specifica.
Scegli colori e font per rendere ben visibile il tasto o il link ed usa un anchor text orientato all’azione come “Torna al carrello” oppure “Continua lo shopping!”.
È fondamentale ottimizzare la visualizzazione ed il processo perché siano piacevoli anche da smartphone: ormai la maggior parte degli utenti naviga da mobile.

 

In conclusione

Ci sono diversi motivi per i quali un utente può abbandonare il carrello senza finalizzare l’acquisto: sito lento, errori di caricamento, CTA non chiare, ma anche fattori esterni come connessioni interrotte o visite al sito al solo fine di curiosare. In ogni caso una e-mail di recupero carrelli può aiutare a riassorbire tutti questi mancati acquisti.
Deve essere chiara nella comunicazione, attraente e con un certo fattore emotivo. Consigliamo di provare diversi layout e diverse tempistiche fino a trovare il setting più adatto più adatto al settore.

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blog e social

Blog e Social Network: come sfruttarli al meglio

Un modo semplice e abbastanza immediato per dare visibilità al proprio blog è la condivisione sui social. Aggiungendo per esempio il link di un articolo a un post di Facebook, verrà creata un’immagine di anteprima e un trafiletto con il titolo. Oltre a portare traffico sul proprio sito, è anche un modo valido per arricchire il calendario editoriale di contenuto utile per gli utenti, che va a “spezzare” una pubblicazione altrimenti solo di natura promozionale (e questo sarebbe un errore).
La condivisione degli articoli è una buona abitudine e una pratica piuttosto semplice, ma ci sono alcuni accorgimenti per migliorare l’esperienza dei follower e portare più utenti sul sito.
Abbiamo stilato 3 consigli da seguire per migliorare il tuo calendario editoriale.

 

Cura l’immagine di anteprima e la didascalia

Se non sei pratico di codice e il tuo è un blog WordPress puoi disporre di diversi strumenti per fare ciò. Uno dei più usati è Yoast SEO, un plug-in che ti consentirà di lavorare sui meta tag in modo semplice compilando un form preimpostato.  Una volta scritto il tuo articolo, troverai in basso la tab di Yoast nella quale dovrai inserire, nell’ordine:
Tag title: ovvero il titolo con cui verrà mostrato il contenuto nei motori di ricerca. Cerca di inserire delle keyword importanti;
Meta description: le due righe di testo mostrate nella serp sotto al titolo. Anche qui è importante inserire delle parole chiave.
Immagine: l’immagine in evidenza è quella che verrà mostrata linkando la pagina sui tuoi canali social. È importante che sia delle dimensioni giuste per non essere ritagliata dal ridimensionamento automatico di Facebook. Noi consigliamo di usare immagini con dimensioni di 1200 x 630 px. Inserisci il tag “alt text” per associare keyword anche all’immagine. Questo migliorerà ulteriormente il tuo posizionamento su Google.

A questo punto non ti resta che salvare, copiare il link sulla tua pagina Facebook e scrivere la tua didascalia. Consigliamo di scrivere poche righe nelle quali anticipare in modo sintetico l’argomento dell’articolo o per creare aspettativa e coinvolgimento inserendo dei quesiti. Utilizzando i tag potrai notificare la pubblicazione a pagine o persone interessate coinvolgendole nella discussione.
Va fatto un discorso a parte per gli #hashtag che oramai non assicurano una diffusione del contenuto significativa, a differenza di Instagram che li utilizza ancora, ma possono comunque servire come un “neretto” o un bold per sottolineare il topic.

 

Ripubblica e ricondividi

Un buon contenuto non si esaurisce in una sola pubblicazione.
In base ai ritmi di pubblicazione del social che usiamo, del nostro calendario e di quello dei competitor, potrai ricondividere un post con link che ha ricevuto un buon numero di interazioni così da proseguire la discussione con gli utenti.
Oppure, se hai un vecchio articolo che potrebbe essere interessante per un particolare periodo dell’anno, fatto di cronaca o trend di ricerca, puoi aggiornarlo, se necessario, e pubblicare nuovamente il link con un nuovo post, così da sfruttare l’interesse del momento per ridare vita a contenuti altrimenti esauriti.

 

Usa tutti gli strumenti editoriali dei social

Ogni social media ha la sua sezione insight, o analitiche, nella quale potrai leggere ogni informazione utile alle tue pubblicazioni: visualizzazioni, interazioni, condivisioni, commendi, giorni in cui gli utenti sono più attivi e molto altro. Cerca di adeguare la tua pubblicazione “inseguendo” il momento migliore per pubblicare e, se necessario, ritocca il tuo calendario editoriale. Una pubblicazione programmata funziona sempre meglio di uno spam casuale di contenuti: i tuoi utenti impareranno presto che in determinati giorni e orari avranno tue notizie e si collegheranno.

Lavora sull’ingaggio (ti saranno d’aiuto gli insights interazioni, commenti e condivisioni) cercando di inserire nel post o nei commenti domande dirette ai tuoi follower o invitandoli all’interazione.

Interpretando correttamente le analitiche vedrai che alcuni contenuti funzionano molto meglio di altri. Considera quindi di sponsorizzare un post che è andato particolarmente bene per portare ancora più utenti suoi tuoi account e, soprattutto, sul tuo blog. Un contenuto organico è visibile solo ai follower, mentre con la sponsorizzazione renderai visibile il post a milioni di persone potenzialmente interessate. Quando sponsorizzi cerca di capire a che tipo di utenti può essere utile il tuo articolo, e seleziona target corretti (età, regione geografica, lavoro, interessi…).

 

In conclusione

Per la buona riuscita di un blog, sia esso personale o legato ad un’attività, i social possono costituire un’enorme opportunità. Unendo da un lato una buona SEO on page e dall’altra con un calendario editoriale intelligente e sponsorizzazioni sui social, si può esprimere il massimo potenziale di un articolo e attrarre, con un contenuto veramente utile, utenza al sito.
Così un articolo può costituire un’importante leva di marketing per fare conoscere la propria realtà.

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seo-per-e-commerce

SEO per e-commerce: come vendere grazie ai motori di ricerca

Bisogna fare una premessa: la SEO (Ottimizzazione per i motori di ricerca) è una sola, seppure con tante sfaccettature. Non vi è differenza dal punto di vista tecnico, per esempio, tra una SEO per e-commerce e una per brand, ma ci sono differenze concrete nella scelta delle keywords, per rispondere a diversi intenti di ricerca, e regole particolari per l’organizzazione dei contenuti al fine di offrire una diversa User Experience, incentrata più sulla conversione piuttosto che sulla semplice navigazione.
Esistono quindi molti modi di fare SEO in relazione ai tanti obiettivi che può avere un business.

 

Perché allora si sente dire spesso SEO per e-commerce?

Come accennato nell’introduzione, la differenza sostanziale (e forse unica) della SEO per e-commerce rispetto alla SEO “tradizionale” è una ottimizzazione incentrata unicamente sulla conversione finale.
In un ipotetico funnel di acquisto si andrà a posizione nella parte centrale del processo, in quanto un utente intenzionato a comprare avrà già fatto una prima scrematura tra i vari competitor e ha già un’idea precisa di cosa intende acquistare.
Spiegato in modo più semplice: è un tipo di SEO che ha l’obiettivo di portare al sito non tutto il traffico possibile, ma utenti già profilati con un alto tasso di conversione.

 

Come fare SEO per e-commerce?

Dopo una classica ricerca keywords, tenendo presente l’intento di ricerca che è di conversione e non solo informativo, e dopo aver considerato un’implementazione a livello di structured data con l’aiuto di Schema.org, è il momento di passare il testimone allo UX designer.
Lo User Experience Designer, nel progettare l’usabilità del sito e la sua struttura generale, deve tenere a mente tanto l’utente quanto l’azienda: il suo obiettivo è quello di creare da un lato un’esperienza focalizzata sull’invito all’azione piacevole e mai frustrante o poco intuitiva, dall’altro deve far combaciare questi inviti all’azione a precisi obiettivi che l’azienda vuole raggiungere (iscrizioni per lead generation, download di materiale informativo, acquisti…).
Bisogna sempre ricordare che, una volta attratto un utente sul proprio sito, è l’esperienza di navigazione a fare la differenza tra un successo ed un abbandono. Questa è una regola d’oro che, se sempre valida, diventa vitale quando l’importate è convertire.

Un’altro aspetto di fondamentale importanza è che nell’era degli acquisti “1 click”, bisogna riuscire a ridurre al minimo indispensabile il numero di click necessari a completare un’azione.
A tal proposito può essere utile dare modo all’utente di salvare opzioni di pagamento e indirizzo di spedizione così da non doverlo inserire nuovamente per gli acquisti successivi.

In linea di massima, comunque, una buona regola è creare pagine che non richiedono mai più di tre click al massimo per accedere a qualsiasi altra pagina.

 

In conclusione

Per la buona riuscita di un e-commerce, SEO specialist e UX designer devono lavorare a braccetto: se una buona SEO rende il sito visibile ai motori di ricerca e attrae traffico qualificato, è la User Experience a far divertire l’utente e a tenerlo sulla pagina.

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seo 2020 come ottimizzare sito web

SEO 2020: come ottimizzare il tuo sito web per le nuove tendenze di Google

Il 2019 sta per terminare, e come ogni anno i SEO specialist si stanno chiedendo in che modo cambieranno gli algoritmi di Google e come questo influirà sul posizionamento dei siti web.

Abbiamo stilato una lista di tutti gli elementi che secondo noi dovranno essere presi in considerazione per fare SEO nel 2020 per posizionarsi bene sui motori di ricerca, così da poterci preparare al meglio per l’anno nuovo e per non perdere posizioni nella SERP in seguito ai prossimi aggiornamenti.

Prima di proseguire oltre, se è la prima volta che provi a lavorare sul tuo sito o se hai bisogno di un semplice ripasso, ti consigliamo di capire cos’è la SEO e come funziona leggendo l’articolo linkato.

 

SEO per il 2020: le nuove tendenze

Il bello (e la difficoltà) della Search Engine Optimization è che ci “costringe” a rimanere sempre aggiornati riguardo gli aggiornamenti dei motori di ricerca (primo tra tutti Google) e a introdurre spesso cambiamenti e migliore al nostro sito. La SEO ci porta spesso a chiederci per quale motivo Google dovrebbe premiare il nostro sito con una posizione in prima pagina piuttosto che il sito di un competitor: la risposta, come sempre, è prima di tutto creare contenuti utili per gli utenti.
Le differenze principali rispetto all’anno appena trascorso sono da ricercasi più in ambito tecnico e di ottimizzazione.
Vediamo nel dettaglio.

 

SEO 2020: 5 semplici consigli

Tra tutti i possibili fattori più influenti per una buona SEO nel 2020 abbiamo identificato 5 punti principali, che elenchiamo come consigli strategici e di ottimizzazione.

 

1. Featured Snippet
Il Featured Snippet è una parte di testo di una nostra pagina web che viene mostrata direttamente tra i risultati di  Google.
Per sua natura, non occupa posizioni tra i risultati organici (infatti si dice che occupi la “posizione zero”) e permette agli utenti di dare un’occhiata veloce a ciò che stanno cercando. Questo tipo di contenuto viene generato automaticamente da Google mostrando la risposta migliore, tra tutte quelle indicizzate, per una determinata ricerca di un utente. Per ottenere un Featured Snippet quindi dovremmo cercare di inserire tra le prime righe della pagina che vogliamo mostrare un testo con una struttura “domanda – risposta”.

 

2. Media
Il 2020 sarà sicuramente l’anno delle immagini in formato webp e dei video.
Il webp è un formato introdotto piuttosto recentemente da Google che consente di avere immagini per il web di buona qualità, ma con un peso inferiore al PNG e al JPEG. Pagine web più leggere permettono un caricamento più rapido, con una migliore user experience e quindi un premio del motore di ricerca in termini di posizionamento. Per comprimere le immagini in formato webp possiamo utilizzare uno tra i tantissimi convertitori gratuiti presenti sul web, uno tra tutti Online-Convert.
Per quanto riguarda i video invece, riportiamo lo studio di Cisco che prevede un 80% di traffico online totale indirizzato esclusivamente su contenuti video.
Aprire un canale YouTube è una possibilità da non sottovalutare.

 

3. Ricerca vocale
Gli assistenti vocali per la ricerca online, sia da smartphone che da dispositivi per la casa, sono ormai una realtà impossibile da ignorare.
Una ricerca vocale è quasi sempre diversa da una testuale per quanto riguarda la scelta delle parole ed il tono più diretto e semplice.
Questo ci farà riconsiderare la SEO testuale del nostro sito, per andare incontro a ricerche sempre più semplici e smart.
Al momento la percentuale di ricerche vocali rispetto al totale è ancora troppo bassa per essere presa in considerazione, ma nei prossimi mesi potremmo vedere qualche cambiamento.

 

4. Mobile first
Il Mobile first è ormai un grande classico.
Il traffico da mobile continua a crescere rispetto a quello desktop, quindi diventa sempre più importante avere un sito con un design responsive, leggero nei caricamenti e ottimizzato per l’utilizzo dei touch screen.

 

5. E.A.T.
L’E.A.T. è un acronimo che sta per Esperienza (Expertise), Autorità (Authotitariveness), Credibilità (Trustworthiness) ed è un insieme di fattori presi in considerazione da Google per valutare le nostre pagine web e quindi il loro posizionamento.
Ragionare in termini di E.A.T. ci aiuta a capire quali fattori dovremmo migliorare per rendere il nostro sito valido e autorevole, soprattutto se trattiamo di argomenti delicati come medicina, salute e finanza.

 

In conclusione

Avere una buona strategia SEO è sempre fondamentale per la salute del nostro sito web e richiede un lavoro costante nel tempo ed uno studio attento.
Ogni aggiornamento degli algoritmi dei motori di ricerca “rimescola” i risultati nella SERP e ci costringe a rivedere da capo l’ottimizzazione del nostro sito web.
Con questi 5 semplici consigli potremo affrontare al meglio gli update di Google di inizio 2020 e, se abbiamo lavorato bene, anche quelli dei prossimi mesi.

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visual marketing

Visual marketing: cos’è e come farlo bene

Abbiamo già visto come sviluppare un piano di content marketing , ovvero come delineare un piano editoriale per il nostro sito e i nostri social che generi traffico di utenti. In questo articolo approfondiremo il lato creativo del content marketing, e per farlo dobbiamo capire cos’è il visual marketing.

Il visual marketing forma parte delle strategie che servono per creare un’immagine personale concreta.
In altre parole è un approccio che aiuta a sviluppare con più efficacia il processo di branding.
Le immagini, fisse o in movimento, hanno la capacità di trasmettere messaggi in modo molto più immediato ed efficace rispetto alla parola scritta.
Non è strano infatti che gli utenti dei social media preferiscano apprendere una notizia o una nozione da un’infografica piuttosto che da un articolo.

 

Il potere del visual marketing

Definita l’immagine coordinata non ci sono limiti a ciò che si può fare con il visual marketing: post, immagini social, grafici a corredo di articoli, video, illustrazioni, cartoline e stampati vari (il visual merchandise è una declinazione pratica del visual marketing).
Insomma, il visual marketing è una fondamentale “arma” per rendere riconoscibile un brand online e offline. Inoltre può essere utilizzato per creare un contatto con l’utenza attraverso dei contenuti editoriali su account social e siti web e generare così traffico di utenti interessati al nostro lavoro.

 

Come sviluppare una strategia di visual marketing

Quando ragioniamo su una strategia di visual marketing dobbiamo ricordare sempre che si tratta di comunicazione: parole, forme, colori, tutto deve avere l’obiettivo di veicolare un messaggio e accrescere l’engagement dei clienti.
Ma come si creano contenuti validi?
La prima regola, valida per qualsiasi tipo di contenuto, è quella di offrire qualcosa di utile all’utente, un consiglio, un parere, un tutorial: un valore aggiunto rispetto agli altri competitor.

 

1. Mai procedere senza una vera e propria strategia visual
Le immagini non sono solo decorative, ma hanno la funzione di attirare un pubblico definito. Durante la creazione del contenuto chiediamoci sempre a chi vogliamo rivolgerci, quale messaggio vogliamo inviargli e come farlo senza “rovinare” l’immagine aziendale.

 

2. Non creare immagini solo belle da guardare
I contenuti “visual” come abbiamo detto, oltre ad attrarre pubblico servono a veicolare messaggi ben definiti. Ogni immagine, che pubblicizzi un prodotto, un servizio, o altro, deve per prima cosa fornire informazioni sul brand e comunicarne i valori, così da creare empatia con il fruitore.

 

3. Non creare contenuti uguali per tutte le piattaforme
Ogni piattaforma ha un pubblico diverso, e lo stesso contenuto potrebbe non funzionare su ogni nostro account.

Prendiamo ad esempio i tre social più utilizzati: Facebook, Instagram e LinkedIn.
Oltre ad avere ognuno formati di foto e video differenti, la comunicazione cambia completamente da un social all’altro.
Mentre su Facebook avremo l’account più “istituzionale” ma che parla a molti, Instagram sarà il luogo dove utilizzeremo un linguaggio molto più empatico e dialogheremo con gli utenti, mostrando loro i “dietro le quinte” o comunque argomenti particolari della nostra attività.
LinkedIn invece, essendo un social basato sulle relazioni professionali e orientato alla ricerca di lavoro, necessita di una comunicazione molto più formale e meno amichevole.

 

4. Less is more: non esagerare!
Evita di creare grafiche piene di scritte, cifre, dati e che siano poco dirette: l’obiettivo del visual marketing è proprio quello di semplificare i concetti!
Se non vuoi rischiare di strafare tieni d’occhio come si muovono i tuoi concorrenti. Puoi utilizzare molti tool gratuiti per farlo, uno su tutti Google Trends.

 

5. Mai dimenticare la coerenza del brand
Presi dalla fantasia spesso capita di dimenticarci che, purtroppo, ci sono dei limiti su ciò che possiamo creare.
Durante il processo creativo è bene tenere sempre bene a mente l’immagine coordinata dell’azienda, i valori del brand, e tradurre tutto ciò in contenuti coerenti e riconoscibili come nostri.

 

6. Ricerca continua
È fondamentale avere un metodo per capire se tutto questo lavoro ci sta portando qualche beneficio. Tenere d’occhio i competitor è necessario per farsi un’idea di cosa piace o non piace all’utenza di un determinato settore. Ma ugualmente importante è studiare se stessi: tutte le piattaforme di pubblicazione (siti, blog, social, ecc…) hanno dei software interni che tengono traccia di visite, interazioni, gradimento dei visitatori e molto altro. Prendere nota di questi dati ci permetterà di correggerci e di crescere ancora.
Le idee più inaspettate però potrebbero arrivare proprio dai nostri follower!
Se abbiamo fatto un buon lavoro e abbiamo un seguito che ci scrive e interagisce con noi è bene starlo ad ascoltare e rispondere tempestivamente: l’utenza si sentirà considerata, e noi avremo centinaia (se non migliaia) di consigli da appuntarci.

 

In conclusione

Il visual marketing non è un tipo di strategia che può vivere da sola, ma è un approccio alla creazione dei contenuti che permette di creare e rafforzare un’immagine aziendale definita e coerente.
Le immagini sono più efficaci del testo sia per motivazioni psicologiche che anche tecnologiche: ormai la fruizione di contenuti digitali è rapidissima e dobbiamo veicolare messaggi in tempi minimi.
Oggi è fondamentale fare del visual marketing, qualsiasi sia il tuo tipo di attività, perché senza di esso diventa impossibile delineare i confini di una buona brand reputation, generare coinvolgimento e quindi accrescere la notorietà del marchio, e persino ideare pubblicità riconoscibili e memorabili.

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local news suite design studio

Da virale a tribale: il nuovo modo di fare news

Uno studio di Comscore descrive com’è cambiato il mercato editoriale in questi ultimi anni. “From viral to tribal. The next frontier in publishing”questo il nome della ricerca, ha indagato le abitudini degli utenti inglesi e americani di ogni età per ipotizzare un nuovo scenario nella fruizione e nel consumo di news.

 

Taker, not giver

I social media non hanno perso il loro ruolo di fonte di informazione, soprattutto tra i giovanissimi che li preferiscono addirittura ai siti di news, ma cala in maniera considerevole il numero di condivisioni tornando a preferire lo scambio di opinioni dal vivo.
Taker, not giver quindi, ovvero utenti abituati a “prendere” informazioni dalla rete ma non a darle ad altri.
Le ragioni di quest’abitudine sono diverse, ma principalmente sono da ricercare in una maggiore dimestichezza dei giovanissimi con i social, e maggiore attenzione alla ricerca, cosa che limita anche la condivisione di fake news.
Se i giovani non condividono le notizie sui social, una nuova opportunità che si va a creare è quella degli eventi dal vivo che faccia incontrare le persone con i brand e che prediliga le relazioni umane.
Da notare che, sebbene gli utenti più giovani siano più attenti, il tempo medio dedicato alle news cala notevolmente.
Questo perché la nuova tendenza è quella di legarsi maggiormente ad un solo brand editoriale e di utilizzare di più app, newsletter e canali diversi rispetto al classico sito di informazione.

 

Da news globali a news locali

Un altro dato interessante è quello riguardo la fruizione di news locali rispetto a quelle nazionali o internazionali.
Il giornalismo locale (o addirittura iperlocale) viene sempre più preferito rispetto al giornalismo globale.
Non sorprende che i giornali locali siano gli unici a registrare una crescita apprezzabile e che Facebook e Google diano più peso alle local news.
Un investimento intelligente per queste testate giornalistiche potrebbe essere una maggiore ottimizzazione per il mobile favorendo strategie SEO geolocalizzate.

 

Nuovi modelli di business

La nota più complessa dello studio “From viral to tribal” riguarda la sostenibilità economica: gli utenti non sono disposti a pagare per la semplice fruizione di informazioni.
In questo scenario sono stati molteplici gli esperimenti di monetizzazione, comprese sottoscrizioni, account free e premium e molti altri. In un momento storico in cui tutti fanno informazione, dalle varie piattaforme ai blog passando per i semplici utenti, i lettori sono davvero disposti a pagare in cambio di un contenuto unico, che non si possa trovare altrove e che sia di valore.

 

In conclusione

Ispirandosi alla situazione della nuova editoria si possono delineare nuove strategie di marketing online. Per molte attività potrebbe essere vincente unire ad un piano di content marketing di valore e una SEO più local-oriented, anche una serie di eventi locali, continuando così a curare offline quella “tribù” conquistata online.

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come fare content marketing

Come fare content marketing: consigli e strategia

Quando parliamo di  Content Marketing ci riferiamo ad una particolare tecnica di marketing che si basa sulla creazione e condivisione di contenuti (content) interessanti e utili per gli utenti di riferimento.
Non si tratta soltanto di scrivere articoli di blog, ma anche di condividere post sui social media, caricare video e foto e qualsiasi altro tipo di contenuto immaginabile.
Gli obiettivi del content marketing sono molteplici ma viene soprattutto usato per mantenere viva l’attenzione degli utenti fidelizzandoli, è utile per farsi trovare nel momento in cui un potenziale cliente compie una ricerca o manifesta un bisogno e, in un’ottica più ampia, va a inserirsi in un piano di inbound marketing (tecnica che ha come obiettivo il catalizzare l’attenzione in modo organico e senza interrompere la fruizione come fa l’interruption marketing, tipico di TV e radio).

 

Content marketing strategico

Per sviluppare una strategia di content marketing davvero efficace bisogna per prima cosa fare una ricerca delle keyword (parole chiave) di settore, studiare quantità e qualità dei contenuti dei competitor e quali canali utilizza (blog, social, altro) e infine scrivere un piano editoriale dettagliato.

 

1. Definire degli obiettivi S.M.A.R.T.

Quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere?
Il piano di marketing è finalizzato ad aumentare un flusso di vendita, è orientato al customer care o ad aumentare la presenza sui social?

Un obiettivo di marketing può ritenersi corretto quando è:

S = Specific (specifico), tangibile e che esprime chiaramente cosa si vuole raggiungere e perché;
M = Measurable (misurabile) con dati numerici precisi;
A = Achievable (raggiungibile), ovvero realistico e commisurato alla realtà dell’attività e alle sue capacità;
R = Relevant (rilevante), ovvero che ne vale davvero la pena a livello costi/benefici;
T = Time based (temporizzato), quindi gestibile a per tempistiche.

 

2. Studiare attentamente il target di riferimento

In qualsiasi attività di marketing è fondamentale cercare di capire a chi ci stiamo rivolgendo. In questo senso è utile creare una buyer personas, ovvero un persona fittizia che rappresenti il cliente tipo, a partire dai dati che abbiamo raccolto con precedenti indagini di mercato o altre attività di marketing.
Quando questo risulta impossibile, perché magari è un’attività del tutto nuova, è comunque importante delineare una buyer personas anche se più teorica, e andare a definirla nel tempo in base ai dati raccolti mese dopo mese.

 

3. Comprendere il contesto

L’analisi dei punti di forza e di quelli critici della propria azienda, così come di quelli dei competitor, è una delle attività più importanti e, a volte, sottovalutata.
Per valutare attentamente il contesto si può utilizzare la cosiddetta matrice SWOT (Strenght, Weakness, Opportunities, Threats) che divide i dati raccolti durante l’analisi in fattori interni e fattori esterni all’azienda.
Fattori interni: i nostri punti di forza, Strenght, e le nostre debolezze, Weakness;
Fattori esterni: le opportunità del mercato attuale, Opportunities, e i pericoli dai quali guardarci, Threats.
Uno studio di questo tipo è fondamentale per capire quali sono le eccellenze da mostrare e quali le carenze da risolvere o da trattare con attenzione.

A questo punto si può scrivere il calendario editoriale e passare alla creazione dei contenuti veri e propri.
Con i dati raccolti nei 3 punti principali sarà chiaro quale linguaggio utilizzare, che tipo di video o immagini pubblicare, se preferire il blog, i social o altri canali digitali e, in generale, sapremo parlare con la voce dei nostri utenti.

 

In conclusione

Sul web si legge spesso “content is king”, che il contenuto è sovrano, perché oggi i contenuti sono il “motore” principale della rete.
Basti pensare al fatto che i siti e le app di maggiore successo sono quelli che consentono la condivisione di contenuti testuali, fotografici e video.
In un sistema in cui chiunque può dire la sua, far trovare agli utenti dei contenuti di valore li informa e crea con loro un rapporto di fiducia.
Un contenuto efficace fornisce molte idee agli utenti su come utilizzare prodotti e servizi, fino a trasformarli da visitatori ad effettivi clienti.

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SEO: cos’è e come funziona

Con il termine  SEO si indica un insieme di strategie e di tecniche utili per aumentare la visibilità di un sito web, migliorando così la posizione nella SERP, ovvero la pagina dei risultati di ricerca di Google. La parola SEO è un acronimo che sta per Search Engine Optimization, che in italiano si traduce in ottimizzazione per i motori di ricerca.
Cercare di migliorare la posizione nella SERP è essenziale perché gli utenti non guardano oltre la prima pagina dei risultati quando compiono una ricerca.
Data la diffusione di Google, la maggior parte delle tecniche SEO si basa proprio sugli algoritmi di questo motore di ricerca.
Queste tecniche sono svariate e riguardano diversi cambi di competenza: ottimizzazione dei testi, struttura dei siti, codice HTML, gestione dei link, ottimizzazione dei contenuti multimediali e molti altri accorgimenti che possono aiutare la salute e il posizionamento del sito.

 

Come fare SEO: 6 consigli

Le tecniche per fare una buona SEO sono molteplici, ma ci sono alcuni passaggi fondamentali:

 

1. Ricerca delle parole chiave

La keyword research è il primo passo essenziale: bisogna trovare tutte quelle parole che gli utenti cercano quando vogliono trovare qualcosa di specifico, così da poter scrivere delle pagine web che vengano trovate facilmente. Un’attenta ricerca “manuale” è sempre una buona pratica, ma ad essa va affiancata anche una ricerca fatta con tool professionali come Google Trend, Seo Zoom e altri software di analisi.

 

2. Ottimizzazione dei fattori On Site

In questa fase si va a lavorare su tutti i fattori interni al sito che possono migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca e la user experience per semplificare la navigazione e migliorare l’esperienza dell’utenza.
Tenendo presente i risultati della keyword research si andrà a lavorare su fattori come Tag Title, Met Tag, URL e Alt Tag delle immagini e su aspetti più tecnici come la struttura vera e propria del sito.
È una buona pratica inoltre alleggerire le immagini e i vari media per non rallentare la velocità di caricamento delle pagine, cosa questa che penalizza il posizionamento.

 

3. Ottimizzazione dei fattori Off Site

I fattori Off Site sono tutti quelli che non sono presente sul proprio sito, ma che comunque ne influenzano il posizionamento. Il consiglio è quello di cercare di ricevere backlink da fonti autorevoli, blog e siti di settore, che siano affidabili e soprattutto pertinenti.
Aumentare la credibilità, anche detta trust, premierà con qualche posizione in più nella SERP.

 

4. SEO e Social Media

I social media non influenzano in maniera diretta la SEO, perché tutti i backlink ricevuti da questo tipo di siti (quindi link delle campagne sponsorizzate o link nei post) non vengono accettati da Google come validi.
I social vanno tenuti comunque in considerazione per quanto riguarda la presenza online e gestione del traffico sul sito.
Attivare account o pagine social contribuisce certamente a “far parlare di sé”, e con campagne di social media marketing è possibile portare traffico qualificato (quindi seriamente interessato) sul proprio sito.

 

5. Monitoraggio dei risultati

Gli obiettivi di una strategia SEO devono essere concreti e misurabili.
Questo perché periodicamente si dovranno analizzare tutti i parametri utili, come traffico, comportamento dell’utente e conversioni, per tarare di volta in volta la strategia. Il software di monitoraggio più utile e utilizzato è Google Analytics, che può essere “agganciato” molto facilmente al proprio sito web.

 

6. SEO e WordPress

WordPress è senza dubbio il CMS più utilizzato. Questo perché, oltre ad un’interfaccia di facile utilizzo che semplifica la creazione di un sito rendendola accessibile a tutti, permette di lavorare sulla SEO senza particolari conoscenze tecniche grazie a dei plug-in (accessori) scaricabili anche gratuitamente.
Questi plug-in dispongono di molti strumenti utili come il conteggio delle parole chiave nel testo e relativa percentuale, consigli di formattazione, accesso semplificato alla meta description e molti altri, sempre da interfaccia.

 

In conclusione

La SEO è un aspetto fondamentale nella progettazione o nel restyling di un sito web. Conquistare la vetta della SERP è difficile, ma eseguendo periodicamente i passaggi sopra elencati si può sicuramente migliorare la propria visibilità con grandi benefici in termini di traffico e di utenza, ma anche economici qualora il sito sia relativo ad un business.

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Italiani e Social Media: quanto usiamo i social?

Blogmeter, la nota piattaforma di social intelligence, ha condotto per il terzo anno consecutivo la sua ricerca “Italiani e Social Media” con la quale indaga le abitudini digitali degli utenti italiani. Oltre 1500 intervistati scelti come rappresentativi di ogni target (età, sesso, regione geografica, interessi…) per capire come intendiamo i social media e per immaginare cosa aspettarsi dal futuro.

 

Italiani e Social Media: perché li usiamo?

La prima distinzione che salta all’occhio è quella tra i cosiddetti social di cittadinanza e i social funzionali.
Mentre i primi vengono utilizzati quotidianamente per ordinare e dare valore alle relazioni tra persone, come Facebook, WhatsApp e Telegram, quelli di tipo funzionale vengono utilizzati più sporadicamente per sopperire a bisogni specifici: per esempio Skype per una videochiamata con una persona lontana o Tripadvisor per recensire un locale.

Come possiamo notare, nello studio sono stati inclusi anche social non propriamente detti poiché i servizi di messaggistica o quelli di rating costituiscono ormai vere e proprie reti sociali, organizzate secondo interazioni particolari e linguaggi specifici.

Un’altra distinzione che si può fare è quella riguardo le destinazioni d’uso.
Il 43% degli intervistati rivela di aver aperto un account social unicamente per leggere i contenuti degli altri, contro il 12% che vuole condividere pensieri e contenuti originali.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono gli utenti tra i 15 e i 24 anni a utilizzare i social per leggere ma senza interagire.

Ogni social poi viene usato per cercare argomenti diversi.
Facebook è il luogo dell’informazione e del libero scambio di opinioni, su YouTube si cercano svago, stimoli e idee, mentre Instagram rimane il canale preferito per seguire influencer e celebrità.

Una notevole differenza riguardo allo studio dell’anno scorso la possiamo trovare nell’advertising. La pubblicità sui social risulta essere meno fastidiosa e più utile rispetto al passato, segno che target sempre più mirati risultano essere efficaci.

 

Italiani e Social Media: i contenuti

Un dato particolare è quello riguardo alle stories. Native di Instagram, sono state implementate negli ultimi anni anche su Facebook e WhatsApp.
Il 32% degli utenti preferisce guardare le stories invece che leggere un post, percentuale che aumenta ad oltre il 50% quando parliamo con i ragazzi sotto i 25 anni.
Questo è indice del fatto che stiamo andando sempre più verso una comunicazione digitale semplice e immediata: una tendenza che in realtà comincia tempo fa proprio insieme ai social, ma che diventa anno dopo anno sempre più evidente.

 

Italiani e e-commerce

In forte aumento anche l’utilizzo degli e-commerce da parte degli utenti italiani. La metà degli intervistati dice di voler comprare ancora di più on line, mentre il 90% sostiene che compra già dai vari e-commerce.
Prima di fare un acquisto, l’utenza preferisce informarsi su costi e dettagli sui motori di ricerca, gli stessi siti di vendita e i siti di recensioni.
Gli utenti che utilizzano molto i social guardano anche recensioni e unboxing su YouTube e scambiano informazioni su Facebook e Instagram.
Il mondo dell’e-commerce è sempre più legato alla realtà dei social, con grandi benefici sia per chi vende che per i consumatori.

 

In conclusione

La comunicazione dei social, sempre più immediata, semplice e coinvolgente, è sicuramente un indice di come evolverà il web anche fuori dai social network.
Sono conclusioni queste che non possono essere ignorate da chi crea contenuti sul web, soprattutto tenendo presente il legame che il social e l’e-commerce, o la vendita in generale, possono avere.

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