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Riutilizzare vecchi blog post: Sfruttare il potenziale di ogni articolo

3 consigli per rilanciare il tuo blog e aumentare il traffico

Scrivi il tuo blog da un po’ di tempo e hai l’impressione di non ricevere il traffico di utenti che meriteresti? Probabilmente non sfrutti a dovere il potenziale nascosto di ogni articolo.
Aggiornare spesso il proprio sito con contenuti nuovi è una buona abitudine “agli occhi” dei motori di ricerca, ma non bisogna ignorare tutti quegli articoli già pubblicati e sicuramente già dimenticati.

Ricondividere un vecchio articolo potrebbe portare più traffico al tuo blog rispetto alla pubblicazione di un nuovo contenuto.
Questo perché un testo che sta online da qualche tempo, ha già avuto modo di posizionarsi nelle ricerche organiche e attrae pubblico da solo in modo continuativo (sempre se è stato fatto un buon lavoro sulla SEO).

Quindi, come far crescere il tuo blog? Vediamolo in 3 punti.

 

1 Come prima cosa fai una lista di tutti i tuoi contenuti

Prendi tutti gli articoli pubblicati almeno un anno fa e, utilizzando Excel o software simili, comincia ad organizzare il lavoro con una semplice tabella con almeno 4 colonne: Titolo dell’articolo, URL, data di pubblicazione, interazioni (traffico, bounce rate, commenti, condivisioni…).

I titoli che hanno ottenuto punteggi migliori sono quelli su cui è possibile fare un lavoro di ottimizzazione.

Tieni conto anche del posizionamento organico, scegliendo quegli articoli che sono arrivati già in terza o seconda pagina. Un posizionamento peggiore richiederebbe molto più lavoro per migliorare il traffico.

 

2 Aggiorna i contenuti e migliora la SEO on-page

Ricorda sempre che un buon articolo è utile ai suoi lettori e permette di apprendere nozioni o di risolvere dei problemi.
Cerca di essere accurato ed esaustivo aggiornando tutte le informazioni non più attuali, aggiungendo le mancanti e cercando di scrivere un testo SEO oriented, capace cioè di essere trovati dagli utenti consultando i motori di ricerca. Se non sai di cosa stiamo parlando o per un semplice ripasso, rimandiamo a questo articolo sulla SEO di base.

Se lo consideri utile, o se vuoi mantenere una certa trasparenza con i tuoi utenti, puoi aggiungere una nota a fine pagina in cui segnali la data del’aggiornamento.

 

3 Promuovi il tuo blog su tutti i canali digitali

Usa la sezione related articles, o articoli correlati, per linkare alla fine di un articolo qualche tuo vecchio contenuto. Cerca di raggruppare gli articolo in modo che abbiano coerenza negli argomenti.

Un’altra cosa che puoi fare è condividere con un link i tuoi blog post sui social, allegando una bella immagine di anteprima e scrivendo un paio di righe che invoglino a proseguire la lettura. Di solito si usa scrivere le prime righe dell’articolo oppure un riassunto dei concetti espressi.
Alterna articoli vecchi e nuovi e sponsorizza quelli che suscitano più interesse per aumentare ancora il traffico sul sito.

Potresti, inoltre, linkare i blog post di maggiore successo in una newsletter che invii regolarmente alle tue liste di utenti, massimizzando le possibilità di ogni contenuto.

 

In conclusione, un buon articolo non si esaurisce (quasi) mai

Curare un blog richiede tempo e fatica e non utilizzare ogni articolo a dovere sarebbe uno spreco. Non fare l’errore di trascurare i tuoi vecchi articoli poiché potrebbero nascondere ancora del potenziale, se opportunamente aggiornati e ottimizzati

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tik tok marketing per aziende

Tik Tok Marketing: Strategia per le aziende

Tik Tok per le aziende: come fare marketing con la piattaforma più usata dai giovani

Tik Tok e l’app del momento: solo in Italia conta oltre 2 milioni di iscritti e circa 230 video caricati ogni minuto.
Un vero trend del 2020 insomma, che secondo molti non farà che crescere.
Ogni giorno milioni di iscritti raccontano con brevi video i propri gusti musicali, parlano di moda e stile, food e life style.
L’engagement è sempre leggero e giocoso, dando vita a tormentoni e challenge, ovvero delle sfide.
Proprio le challenge sono state il primo punto di contatto tra i brand e Tik Tok: Nike, Vodafone, Xfactor Italia e l’Inter sono state le realtà che meglio hanno utilizzato il gioco della sfida per migliorare la loro immagine ed affermarla su questo nuovo canale.
Notando queste case history e il sempre maggiore interesse verso il social da parte di piccole e medie imprese ci siamo chiesti: come utilizzare Tik Tok per le aziende?

È importante per un’azienda essere su Tik Tok? E quale utenza si può raggiungere?

Come per ogni nuovo account di qualsiasi social, la prima cosa è capire quali sono i propri obiettivi di business e il pubblico target.
Dopodiché consigliamo di aprire un account e osservare un po’ l’ambiente circostante, studiare come funziona.
Un utente abituato ad altri social network può rimanere inizialmente spiazzato dalle caratteristiche così peculiari di Tik Tok, caratteristiche che ne costituiscono la forza ed il successo: ha le principali funzioni social (like, condividi, rispondi…) ma i contenuti sono esclusivamente video brevi e divertenti, adatti ad un’utenza giovane che vogliono “passare il tempo” con contenuti leggeri e partecipare al gioco generandone a loro volta semplicemente con la fotocamera dello smartphone (ricordiamo che Tik Tok è disponibile solo in versione mobile).
Da un certo punto di vista, Tik Tok non è nemmeno un vero e proprio social, in quanto non avviene nessuno scambio di informazioni.

Una volta capite le regole del gioco si può cominciare a lavorare sulla propria immagine. A questo punto subentra praticamente l’unico scoglio di questo particolare social: bisogna riuscire ad essere estremamente creativi in video di pochissimi secondi e utilizzando solo lo smartphone.
Caricare un bel video non è ancora sufficiente. Bisogna riuscire a generare ingaggio e attenzione utilizzando le 3 possibilità principali di questo social, ovvero challenge, influencer marketing e user generated content:

  • Challenge: Si può creare un video che sfidi gli utenti a ripetere una determinata azione, coreografia o altro tipo di prova aggiungendo l’hashtag personalizzato scelto per questa campagna comunicativa;
  • Influencer marketing: Realtà già affermata su altri social, su qui è ancora agli inizi ma in rapida crescita, quindi si può valutare di investire in collaborazioni con influencer di settore;
  • User Generated Content: Invitare i propri follower a caricare video in cui utilizzano prodotti e servizi, un po’ come fossero dei micro influencer, con l’obiettivo di per aumentare l’awareness.

In conclusione, hai bisogno di Tik Tok per la tua azienda?

Se il prodotto o servizio proposto si rivolge principalmente ai giovani e se è valorizzabile con un video, allora assolutamente sì.
Bisogna sempre ricordarsi però che su questo social, il messaggio è ridotto all’essenziale e che non c’è una vera condivisione di informazioni e che, contrariamente a quanto accade sugli altri social network, qui non è premiata tanto la qualità (anzi, forse non interessa proprio), quanto più l’estrema creatività, il creare sempre qualcosa di nuovo anche se magari non perfetto.
Bisogna studiare una comunicazione adeguata, altrimenti, comportandosi come su Facebook o Instagram, si rischia di avere risultati controproducenti, vanificando tutto l’impegno.

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italiani e social network 2020

Italiani e Social Network: i social più usati secondo Blogmeter

Perché gli italiani utilizzano tanto i Social?

Anche per il 2020, per il quarto anno di fila, Blogmeter ha pubblicato il suo studio “Italiani e Social Network” con lo scopo di indagare le nostre abitudini sui social e le reali motivazioni di utilizzo.

Su un campione intervistato è emerso che il 48% utilizza quotidianamente i social limitandosi a guardare i contenuti di amici e pagine seguite, cercando intrattenimento e informazione.
Solo il 12% degli utenti intervistati prova a migliorare la propria visibilità online pubblicando contenuto originale. In sintesi: la maggior parte degli utenti usa il proprio account solo per leggere e guardare ciò che pochi “influencer” condividono quotidianamente.

Proprio gli influencer introducono un altro dato importante: continuano ad essere molto considerati nelle prime fasi del processo di acquisto dai loro follower. Investire sui social per migliorare la reputazione di un marchio o di un prodotto continua ad essere una buona strategia.

Un po’ di numeri e qualche sorpresa: qual è il social più usato?

Si sente dire ormai da qualche anno che gli utenti dei social network sono sempre più giovani e che Facebook si sta rapidamente svuotando.
Da un lato è vero che l’età media dell’utenza si sta progressivamente abbassando, basti pensare che per la prima volta sono entrati in classifica anche i dodicenni. Il 12% di loro utilizzerebbe frequentemente Twitch, la piattaforma di Amazon che permette agli utenti di fare dirette stream e caricare video principalmente di e-sports e di videogiochi in generale.

Per quanto riguarda Facebook, invece, nonostante non goda più dell’effetto novità di qualche anno fa, continua ad essere in cima alle classifiche di utilizzo.
Questo probabilmente è dovuto al fatto che FB è un social multi-purpose, che permette cioè molteplici utilizzi diversi: dalla semplice rete sociale con amici e parenti all’intrattenimento e all’informazione, passando per acquisti online, ricerca e offerta di lavoro, messaggistica, video chat, prenotazioni e recensioni di locali e tanto altro. Insomma, anche se Facebook è meno “in” e divertente di un tempo, ormai offre talmente tante opzioni e possibilità da essere diventato quasi obbligatorio, andando a costituire per alcuni l’unico motivo di accesso ad internet.

La classifica completa di Blogmeter dei social più utilizzati dagli italiani:

  1. Facebook
  2. YouTube
  3. Instagram
  4. TripAdvisor
  5. Twitter
  6. LinkedIn
  7. Pinterest
  8. Snapchat
  9. Tinder
  10. TikTok
  11. Twitch

È interessante notare che nella parte alta della classifica continuano a posizionarsi i social network che offrono più possibilità di business, tenendo comunque d’occhio i due chiudi-fila, TikTok e Twitch, che con ogni probabilità risaliranno di diverse posizioni la classifica entro l’anno.

Meritano una menzione speciale i servizi di messaggistica istantanea, tra cui WhatsApp e Facebook Messenger che, pur non essendo esattamente dei social network, vengono utilizzato in modo massivo per la condivisione di contenuti con i contatti della propria rubrica, e sempre più spesso vengono usati dall’utenza per interagire con le attività commerciali per chiedere informazioni o per fare prenotazioni. Esplorare le possibilità di WhatsApp Business e delle automazioni di Facebook Messenger per le Pagine potrebbe avere risvolti molto positivi, soprattutto per il local business.

 

In conclusione, Social sì o Social no?

Se stai leggendo questo articolo con l’intento di capire se è ancora utile nel 2020 investire nei Social, la nostra risposta è decisamente sì.
In base agli obiettivi di business, praticamente ogni piattaforma può avere il suo ruolo in una strategia di marketing: Facebook come pagina di contatto principale, YouTube per caricare dei video tutorial, Instagram per mostrare qualcosa di interessante nei “dietro le quinte” e così via.
Ricorda sempre però che non sono gli strumenti a fare la strategia, ma il contrario! Anche se i social network dovessero cambiare, avere un metodo vincente è ciò che fa sempre la differenza, indipendentemente dal canale utilizzato.

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social network trend 2020

Social Network: 5 trend del 2020 da seguire subito per migliorare la tua presenza online

I 5 trend da tenere d’occhio per quest’anno

La maggior parte di noi passa diverse ore al giorno sui social network condividendo informazioni, interagendo e scrollando la pagina alla ricerca del contenuto più recente. Per molti di noi ormai navigare su Internet significa stare su Facebook: si possono trovare aziende e locali, recensioni e consigli, intrattenimento e informazione. Quello dei Social è un mondo molto diversificato ma, per la sua mole di informazioni, molto caotico.
Il marketer attento, quindi, deve trovare il modo di spiccare tra la folla che popola la home dei nostri social.

 

5 consigli per migliorare la tua comunicazione sui social

Alla fine del 2019 si stavano delineando dei trend in rapida crescita, confermati poi dalle tendenze di questi primi mesi del nuovo anno.
Vediamo insieme i 5 trend del 2020 per migliorare la tua comunicazione sui Social Network.

 

1. Aumenta il numero di Stories e Video

Tra il 2016 e il 2019 il numero di Stories è cresciuto di 5 volte: un impressionante aumento nell’arco di soli 3 anni, crescita questa che non accenna a fermarsi.
Il loro successo è dovuto alla loro stessa natura. Le Stories, o storie, sono dei contenuti fotografici o video che durano una manciata di secondi e che spariscono automaticamente dopo 24 ore. Per spiccare tra tutte le altre, una stories deve essere accattivante e coinvolgente, veicolando il messaggio in pochissimi secondi. La semplicità poi con cui si “sfogliano” le storie (inizialmente di Instagram, ma oramai anche di Facebook) permette di inserirsi facilmente nel feed di un follower.
Allo stesso modo i contenuti video, sempre di breve durata, stanno spopolando a discapito di altri media. Non è casuale, quindi, il successo del recente Tik Tok, ancora acerbo per il business ma che merita di essere tenuto d’occhio.
Considera di aggiungere alla tua normale pubblicazione dei video di valore e delle storie con cui poter mostrare lati inusuali, più “spensierati” della tua attività. Oppure usale per condividere offerte commerciali momentanee o contenuti dei follower, aumentando il senso di appartenenza e community.

 

2. Da Macro Influencer a Micro Influencer

Ormai i grandi influencer sono una realtà ben strutturata, delle vere e proprie agenzie pubblicitarie in cui la stessa persona svolge il ruolo sia di agenzia che di testimonial. Potrebbe essere ugualmente interessante, ma soprattutto più economico, rivolgersi invece a più micro influencer, ovvero influencer con bacini di follower inferiori perché ancora in crescita o estremamente di nicchia, ma che si rivolgono in modo eccellente a dei precisi target commerciali.

 

3. Social Commerce: come vendere sul web in modo semplice

Abbiamo già parlato in un recente articolo delle possibilità dell’e-commerce e della vendita online. Vendere sui Social però può essere un’opzione più semplice ed economica, con la possibilità di vendere al dettaglio raggiungendo clienti ben targettizzati grazie a Facebook Marketplace.
Unendo la vetrina della propria pagina Facebook all’account Instagram, si potranno abilitare gli acquisti anche da quest’ultimo, direttamente dall’ultima foto postata. Ridurre il numero di interazioni necessarie alla conversione è un ottimo modo per trasformare un utente in un cliente effettivo.

 

4. Cura la Community

I Social Network offrono possibilità incredibili per farsi trovare dai clienti (potenziali o già consolidati) in ogni fase del processo di acquisto, dalle fasi preliminari alla transazione, fino al post vendita e customer care.
Invogliare la community di follower a interagire e a condividere, rispondere sempre a domande e curiosità e  prestare assistenza tempestiva è un ottimo modo per migliorare la brand awareness e, di conseguenza, aumentare la fidelizzazione, conversioni e vendite.

 

5. Qualità: postare poco ma meglio

Sappiamo tutti quanto può essere fastidioso avere la casella e-mail intasata da insistenti proposte commerciali. Sono tutti messaggi che nella migliore delle ipotesi porteranno l’utente a eliminare l’iscrizione alla newsletter, nel peggiore a gettare le mail in spam bloccando il mittente.
È esattamente quello che accade con i social quando una pagina posta contenuti in modo insistente e monotono: gli utenti smetteranno di seguire la pagina, toglieranno il like e potrebbero addirittura sconsigliare il brand di turno ai propri conoscenti.
Come abbiamo espresso nell’introduzione, è fondamentale riuscire a far sentire la propria voce nella folla caotica dei social.
Per fare questo è meglio ridurre il numero di post e concentrarsi invece sulla loro qualità.
Stilare un calendario editoriale è un ottimo modo per studiare le strategie di pubblicazione sul lungo periodo e per non pubblicare contenuti casuali giorno per giorno, senza un filo logico.

 

In conclusione, segui i consigli ma non dimenticarti di sperimentare!

Seguire la traccia lasciata da marketer più esperti è vantaggioso, ma lo è ugualmente sperimentare! Di tanto in tanto prova a fare una piccola modifica ad un post e registra la reazione dell’utenza: potresti scoprire qualcosa di nuovo ma che funziona bene per te e per la tua azienda.
L’obiettivo finale è far sentire la propria voce, rendersi riconoscibili: ci vuole metodo ma anche creatività.

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google ads

Come usare Google Ads: 3 consigli per la tua prima campagna

Come impostare e gestire una campagna sulla rete di ricerca

 

Una campagna sulla rete di ricerca può essere un ottimo modo per far acquisire notorietà ad un’attività appena avviata. Questo perché tra tutto il traffico che arriva al sito, quello che deriva dai motori di ricerca come Google ne rappresenta sicuramente la maggioranza.

Una campagna sponsorizzata sulla rete search di Google andrebbe gestita da un professionista per non rischiare di sprecare budget, o comunque da una persona già mediamente pratica del software.
Se sei già pratico del programma, o se comunque vuoi provare a impostare e a gestire la tua prima campagna, abbiamo stilato 3 consigli utili per te.
Senza mai dimenticare che alla base di una campagna riuscita, oltre alla dimestichezza con la piattaforma, c’è sempre una buona strategia SEO.

Google Ads per principianti: 3 consigli per cominciare

1. Scegliere l’opzione giusta

Esistono principalmente due modi di usare Google Ads: “Campagna Intelligente“, una modalità che semplifica la visualizzazione della piattaforma e che nasconde funzionalità avanzate a favore di una procedura guidata, molto adatta alle piccole attività, sia online che su strada, e per chi è alle primissime armi; una modalità più “professionale” e complessa che permette di spaziare tra tantissimi formati pubblicitari (annunci testuali, grafici, video, app, ecc) e che mostra all’utente tutte le opzioni di personalizzazione più avanzate.
La prima opzione è sicuramente più immediata, ma la seconda darà frutti migliori sul lungo termine, a fronte di uno studio più profondo della piattaforma.

Ulteriori informazioni a riguardo si possono trovare al centro assistenza di Google.

 

2. Capire quando usare la rete Search e la rete Display

Quando creiamo un annuncio testuale per la rete di ricerca, abbiamo la possibilità di renderlo visibile anche sulla rete display. Ciò cosa significa?
Vediamo le differenze principali tra annunci search e annunci display.
Gli annunci testuali vengono mostrati nella SERP (pagina dei risultati di Google) quando un utente cerca parole chiave da noi selezionate, spendendo il budget quando tali annunci vengono cliccati.
Gli annunci display invece sono dei banner pubblicitari che appaiono su siti web simili per argomenti al nostro, con l’obiettivo di mostrare un prodotto ad un utente che non sta attivamente cercando qualcosa, ma che potrebbe essere comunque interessato. Questi annunci, avendo lo scopo di mostrare (to display), vengono pagati per visualizzazione invece che per interazione.
Due obiettivi diversi richiedono un tipo di comunicazione diversa e, quindi, due campagne separate.
Questo non significa che gli annunci di una campagna search non possano mai essere mostrati anche nella display come banner di solo testo, ma che bisogna fare delle valutazioni volta per volta per non dare una comunicazione confusa.

 

3. Impostare le giuste corrispondenze per le parole chiave

Impostare le corrispondenze per le parole chiave aiuta ad aumentare il dettaglio della campagna, ad evitare di mostrare annunci per ricerche non attinenti e, in generale, di diminuire i costi.
Esistono 3 tipi di corrispondenza, che vanno impostati usando gli opportuni segni di punteggiatura:

  • Corrispondenza generica: Si ottiene aggiungendo la keyword così com’è. È la corrispondenza meno dettagliata e con il più alto livello di indagine poiché attiva gli annunci anche per sinonimi e parole correlate. Può essere affinata con un modificatore “+”. Esempio: scarpe da +donna, la keyword donna è fissata nelle ricerche ed esclude automaticamente prodotti da uomo.
  • Corrispondenza a frase: Si ottiene aggiungendo le virgolette alla parola chiave. La ricerca deve contenere la parola o frase digitata, anche aggiungendo altre parole prima o dopo. Esempio: “scarpe da donna” attiverà anche scarpe da donna rosse oppure dove comprare scarpe da donna.
  • Corrispondenza esatta: Si imposta con l’aggiunta delle parentesi quadrate. Gli annunci vengono mostrati solo dalle ricerche che coincidono esattamente con la parola chiave. Esempio: [scarpe da donna].

Se notiamo che i nostri annunci vengono attivati da ricerche poco pertinenti, può esserci d’aiuto impostare anche la corrispondenza inversa, ovvero keyword che, se presenti nella ricerca dell’utente, non fanno vedere l’annuncio. La corrispondenza inversa si imposta con il segno del meno ( – ). Per esempio, per rimanere nell’argomento scarpe, potremmo aggiungere -zalando per evitare che il nostro annuncio appaia in ricerche come scarpe da donna su zalando.

 

In conclusione, ricordiamoci sempre di lavorare sulla tracciabilità e sull’analisi

È essenziale che le campagne sponsorizzate corrispondano a obiettivi chiari e reali: aumentare visite al sito, aumentare le telefonate, aumentare le conversioni, aumentare le visite in negozio. Solo così possiamo avere un riscontro reale sull’andamento ed efficacia delle sponsorizzazioni.
Fare campagne “tanto per provare” non può portare una crescita reale e, soprattutto quando il budget è ridotto, non c’è molto spazio per gli esperimenti: più studieremo prima, meno aggiustamenti in corso d’opera dovremo fare poi.

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seo 2020

SEO 2020: i 3 errori più comuni

Le “vecchie abitudini” che nuocciono al tuo sito web

 

Mentre le tecniche di marketing digitale tradizionale sono sempre valide, i numerosi cambiamenti apportati da Google ai suoi algoritmi costringono tutti i marketer ad aggiornarsi e ad integrare nuove strategie.
I tecnici del marketing alle prime armi, o semplicemente marketer che non hanno fatto caso ad un update, potrebbero continuare a mettere in atto, dopo i vari aggiornamenti, strategie ormai inutili o addirittura controproducenti.
Vediamo quindi quali sono, e come risolverli, i 3 errori SEO più comuni nel 2020.

 

1. Keyword stuffing, o abuso di parole chiave

I tools più comuni come Yoast ci consigliano una certa percentuale di parole chiave da inserire all’interno di un articolo al fine di renderlo visibile dai motori di ricerca. Un marketer alle prime armi potrebbe cercare di ottimizzare l’articolo esagerando con le keyword a discapito della sua leggibilità.
Oggi gli algoritmi di Google preferiscono un contenuto scritto per gli utenti, ovvero utile, leggibile e comprensibile. I bot notano quando scriviamo frasi forzate solo per “imbottirle” di parole chiave, penalizzandoci.
Nel caso di questo articolo, per esempio, è stata stilata una lista ordinata con titoli chiari e spiegazioni dettagliate che contengono parole chiave secondarie. Inserire in modo forzato “SEO 2020” per tutta la lunghezza dell’articolo non potrà apportare nessun miglioramento.

 

2. URL senza parole chiave: non sempre i domini esatti sono i migliori

Google non ritiene più attendibile come sinonimo di qualità del sito la corrispondenza esatta tra dominio e nome del marchio, proprio perché ormai riesce a capire il senso e l’intento dei contenuti.
Una buona prassi quindi è quella di unire brand e keyword, cercando però di creare un dominio comunque breve e chiaro.

 

3. Acquisto link. Meglio curare il profilo backlink organico

Il fattore trust, fiducia o credibilità in italiano, è appunto un valore che indica quanto il nostro sito sia affidabile. Un modo per aumentare questa “simpatia” agli occhi di Google, è essere linkato da altri siti che hanno già una buona credibilità, creando una rete di cosiddetti backlink. È logico quindi pensare che rivolgersi a piattaforme di vendita link non è un’azione consigliata.
Ci sono diversi tool per valutare l’attendibilità del nostro sito, tra cui Ubersuggest, gratuito ma con delle funzionalità premium, e SEOZoom, strumento a pagamento ma che offre una settimana di prova e diversi piani di pagamento.

 

In conclusione, ricordiamoci sempre di lavorare sulla qualità

È essenziale curare il lato più tecnico dell’ottimizzazione SEO (link, ricerca keyword, domini…) ma dobbiamo sempre tenere a mente che, prima di tutto, un contenuto per essere considerato da Google deve essere un buon contenuto: originale, senza errori e soprattutto comprensibile e utile per le persone a cui vogliamo rivolgerci. Scrivere senza quest’ottica difficilmente porterà a risultati concreti, nonostante tutti gli accorgimenti che possiamo prendere.

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marketing digitale e marketing tradizionale

Marketing digitale e marketing tradizionale: come integrarli

Le differenze tra il marketing digitale e il marketing tradizionale sono piuttosto evidenti: il primo si concentra esclusivamente sul web mentre il secondo necessita di supporti classici come stampa, TV e radio.
Fatta eccezione per il media e per questioni tecniche e strategiche, le differenze si fermano qui: l’obiettivo del marketing rimane sempre e comunque la comunicazione e la vendita
È errato quindi, al giorno d’oggi, sviluppare una strategia di comunicazione che coinvolga solo i canali digitali o solo l’offline.
Una strategia intelligente mescola i punti forti del marketing digitale a quelli del tradizionale, integrandoli per raggiungere gli obiettivi prefissati.

 

Come unire marketing digitale e tradizionale

L’obiettivo è creare un flusso di comunicazione cross-mediale che conduca per mano le persone attraverso tutto il customer journey.
Per esempio potremmo creare una newsletter con i contatti raccolti dal sito o da attività di advertising e inviare periodicamente mail pubblicitarie o promozionali con l’invito agli utenti o clienti di farci visita al negozio.
Alle persone che visitano il punto vendita si potrebbero regalare dei gadget come una shopper in tela brandizzata o dei volantini delle offerte, andando a proseguire quella narrazione cominciata nella mail.
Oppure, partendo dal tradizionale per finire sul digitale, supponendo come obiettivo la vendita tramite e-commerce, si potrebbe ideare uno spot televisivo, radiofonico o della cartellonistica che contengano una Call To Action molto chiara: ovvero l’invito a visitare il sito web. Una volta sul sito gli utenti ritroveranno le stesse tematiche degli spot riadattate al media digitale, così da proseguire il flusso narrativo e mantenere l’attenzione del potenziale cliente.

 

Gli “ingredienti” del digital marketing

Per mettere in pratica azioni strategiche online, non si può fare a meno di due strumenti fondamentali: sito web e account social (più i vari tool necessari alla loro gestione).

 

Sito Web

Il Sito Web è il cuore di qualsiasi attività di marketing digitale.
È uno strumento indispensabile, tanto che oramai per praticamente qualsiasi tipo di attività, non avere un sito equivale a essere invisibili.
Il Sito Web, oltre alle funzioni specifiche del caso (acquisti, prenotazioni o altro) deve costituire il biglietto da visita del brand.
È importante quindi che sia ottimizzato per qualsiasi browser e device come PC, smartphone, tablet e, probabilmente a breve, smartwatch.
Oltre all’esperienza di utilizzo da parte dell’utente, il sito è utile anche per una vasta serie di attività di marketing: per esempio inserendo un form di contatto potremmo raccogliere contatti mail per azioni di newsletter, possiamo fare dell’advertising con programmi come Google Ads, mentre analizzando il traffico degli utenti con Google Analytics possiamo fare delle vere e proprie indagini di mercato, andando a studiare età media, abitudini di acquisto, interessi secondari e molto altro.

 

Social Media

Il secondo ingrediente fondamentale per praticamente ogni tipo di business è il social. La prima cosa che si potrebbe pensare è che sarebbe meglio avere un profilo su qualsiasi social network esistente. In realtà è controproducente poiché disperderebbe i nostri sforzi (o del marketer che segue la nostra attività) e il budget. La prima cosa da fare è chiedersi a quale tipo di persona ci vogliamo rivolgere e per quali obiettivi, andando a scegliere quindi quei social più adatti. Linkedin per esempio è utile per il B2B o per trovare collaboratori, mentre Instagram si presta ad una comunicazione più “giocosa” ed è frequentato da utenti mediamente giovani. Facebook è utile soprattutto per il B2C, come Instagram, ma può prestarsi anche al B2B se ben utilizzato.
In linea di massima l’obiettivo dei social non è tanto convertire (vendite, iscrizioni, lead generation) quanto interfacciarsi con gli utenti o i clienti, poiché particolarmente adatti al customer service e per creare brand awarness.
Tutti i social consentono comunque attività di marketing similari a quelle del sito web, utilizzando però, a differenza di quest’ultimo che necessita di software più professionali, dei tool interni di advertising e di analisi.

 

In conclusione

Il marketing digitale ha un’enorme potenziale di visibilità: si possono creare contenuti ottimizzati per ogni device e personalizzati per ogni tipo di cliente.
Il marketing digitale ha il potere di raggiungere migliaia di persone con investimenti relativamente bassi e, soprattutto, a differenza del marketing tradizionale, ha la capacità di raggiungere consumatori qualificati grazie a campagne sviluppate su specifici target: in pratica, puoi mostrare un annuncio soltanto agli utenti giusti, pronti a comprare oggi stesso. Cosa impossibile da fare con un volantino, un cartellone o uno spot.

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recupero carrelli

E-mail marketing per recuperare i tuoi carrelli abbandonati

Uno studio del Baymard Institute condotto sulle abitudini di utilizzo degli e-commerce ha rivelato che circa il 70% dei carrelli viene abbandonato prima di finalizzare l’acquisto.

Per far funzionare bene un e-commerce il design e la UX del sito devono essere di ottima qualità: buone foto dei prodotti, descrizioni accurate, ottimizzare le velocità di caricamento, rendere la navigazione intuitiva.

Nonostante tutti questi accorgimenti, è normale avere una certa percentuale di abbandono del carrello.

 

Perché i clienti abbandonano il carrello?

I motivi sono molti e di natura diversa:

  • Costo del prodotto o della spedizione elevato
  • Processo di acquisto o di creazione account complicato
  • Mancanza dell’opzione di pagamento preferita
  • Preoccupazioni riguardo la sicurezza
  • Utenti che danno solo un’occhiata

Per quanto riguarda i costi si potrebbero ideare delle promozioni particolari, mentre per l’utilizzo del sito e per le opzioni di pagamento occorrerebbe fare le giuste implementazioni.
Gli utenti che danno solo un’occhiata sono i più difficili da recuperare, ma è possibile grazie ad una campagna mail strategica.

 

Campagna e-mail marketing per recuperare i carrelli abbandonati: come fare?

Le e-mail di recupero sono delle mail automatizzate che vengono inviate nel momento in cui un utente abbandona il carrello per qualsiasi motivo: può essere anche un fatto accidentale, come un errore di caricamento del sito o per ragioni esterne al processo di acquisto.

 

Tempo e frequenza di invio

Le e-mail di recupero devono essere tempestive e non devono essere mai inviate dopo più di un’ora di tempo.
La frequenza di invio è un’altra componente fondamentale: una mail ricevuta troppo di frequente rischia di finire nello spam, al contrario un invio troppo dilazionato nel tempo non potrà essere molto efficace.
È essenziale studiare un calendario editoriale con i primi dati raccolti ottimizzandolo nel tempo.

 

Personalizzazione dei contenuti

Le e-mail di recupero carrello devono permettere di riprendere il percorso di acquisto da dove è stato lasciato, quindi il messaggio ed il layout non possono essere standardizzati per tutti.
La mail deve mostrare quindi il prodotto lasciato nel carrello, il prodotto osservato o quello messo in wishlist, magari con diversi copy adatti ai casi specifici. Per esempio nell’oggetto della mail si potrebbero scrivere messaggi come “Hai dimenticato qualcosa? Ordina ora!”, oppure proporre percentuali di sconto o altre promozioni.

 

Ottimizzazione

Nell’e-mail di recupero carrelli dovrai inserire pochi prodotti, quindi potrai inserire una CTA (invito all’azione) molto chiara e specifica.
Scegli colori e font per rendere ben visibile il tasto o il link ed usa un anchor text orientato all’azione come “Torna al carrello” oppure “Continua lo shopping!”.
È fondamentale ottimizzare la visualizzazione ed il processo perché siano piacevoli anche da smartphone: ormai la maggior parte degli utenti naviga da mobile.

 

In conclusione

Ci sono diversi motivi per i quali un utente può abbandonare il carrello senza finalizzare l’acquisto: sito lento, errori di caricamento, CTA non chiare, ma anche fattori esterni come connessioni interrotte o visite al sito al solo fine di curiosare. In ogni caso una e-mail di recupero carrelli può aiutare a riassorbire tutti questi mancati acquisti.
Deve essere chiara nella comunicazione, attraente e con un certo fattore emotivo. Consigliamo di provare diversi layout e diverse tempistiche fino a trovare il setting più adatto più adatto al settore.

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blog e social

Blog e Social Network: come sfruttarli al meglio

Un modo semplice e abbastanza immediato per dare visibilità al proprio blog è la condivisione sui social. Aggiungendo per esempio il link di un articolo a un post di Facebook, verrà creata un’immagine di anteprima e un trafiletto con il titolo. Oltre a portare traffico sul proprio sito, è anche un modo valido per arricchire il calendario editoriale di contenuto utile per gli utenti, che va a “spezzare” una pubblicazione altrimenti solo di natura promozionale (e questo sarebbe un errore).
La condivisione degli articoli è una buona abitudine e una pratica piuttosto semplice, ma ci sono alcuni accorgimenti per migliorare l’esperienza dei follower e portare più utenti sul sito.
Abbiamo stilato 3 consigli da seguire per migliorare il tuo calendario editoriale.

 

Cura l’immagine di anteprima e la didascalia

Se non sei pratico di codice e il tuo è un blog WordPress puoi disporre di diversi strumenti per fare ciò. Uno dei più usati è Yoast SEO, un plug-in che ti consentirà di lavorare sui meta tag in modo semplice compilando un form preimpostato.  Una volta scritto il tuo articolo, troverai in basso la tab di Yoast nella quale dovrai inserire, nell’ordine:
Tag title: ovvero il titolo con cui verrà mostrato il contenuto nei motori di ricerca. Cerca di inserire delle keyword importanti;
Meta description: le due righe di testo mostrate nella serp sotto al titolo. Anche qui è importante inserire delle parole chiave.
Immagine: l’immagine in evidenza è quella che verrà mostrata linkando la pagina sui tuoi canali social. È importante che sia delle dimensioni giuste per non essere ritagliata dal ridimensionamento automatico di Facebook. Noi consigliamo di usare immagini con dimensioni di 1200 x 630 px. Inserisci il tag “alt text” per associare keyword anche all’immagine. Questo migliorerà ulteriormente il tuo posizionamento su Google.

A questo punto non ti resta che salvare, copiare il link sulla tua pagina Facebook e scrivere la tua didascalia. Consigliamo di scrivere poche righe nelle quali anticipare in modo sintetico l’argomento dell’articolo o per creare aspettativa e coinvolgimento inserendo dei quesiti. Utilizzando i tag potrai notificare la pubblicazione a pagine o persone interessate coinvolgendole nella discussione.
Va fatto un discorso a parte per gli #hashtag che oramai non assicurano una diffusione del contenuto significativa, a differenza di Instagram che li utilizza ancora, ma possono comunque servire come un “neretto” o un bold per sottolineare il topic.

 

Ripubblica e ricondividi

Un buon contenuto non si esaurisce in una sola pubblicazione.
In base ai ritmi di pubblicazione del social che usiamo, del nostro calendario e di quello dei competitor, potrai ricondividere un post con link che ha ricevuto un buon numero di interazioni così da proseguire la discussione con gli utenti.
Oppure, se hai un vecchio articolo che potrebbe essere interessante per un particolare periodo dell’anno, fatto di cronaca o trend di ricerca, puoi aggiornarlo, se necessario, e pubblicare nuovamente il link con un nuovo post, così da sfruttare l’interesse del momento per ridare vita a contenuti altrimenti esauriti.

 

Usa tutti gli strumenti editoriali dei social

Ogni social media ha la sua sezione insight, o analitiche, nella quale potrai leggere ogni informazione utile alle tue pubblicazioni: visualizzazioni, interazioni, condivisioni, commendi, giorni in cui gli utenti sono più attivi e molto altro. Cerca di adeguare la tua pubblicazione “inseguendo” il momento migliore per pubblicare e, se necessario, ritocca il tuo calendario editoriale. Una pubblicazione programmata funziona sempre meglio di uno spam casuale di contenuti: i tuoi utenti impareranno presto che in determinati giorni e orari avranno tue notizie e si collegheranno.

Lavora sull’ingaggio (ti saranno d’aiuto gli insights interazioni, commenti e condivisioni) cercando di inserire nel post o nei commenti domande dirette ai tuoi follower o invitandoli all’interazione.

Interpretando correttamente le analitiche vedrai che alcuni contenuti funzionano molto meglio di altri. Considera quindi di sponsorizzare un post che è andato particolarmente bene per portare ancora più utenti suoi tuoi account e, soprattutto, sul tuo blog. Un contenuto organico è visibile solo ai follower, mentre con la sponsorizzazione renderai visibile il post a milioni di persone potenzialmente interessate. Quando sponsorizzi cerca di capire a che tipo di utenti può essere utile il tuo articolo, e seleziona target corretti (età, regione geografica, lavoro, interessi…).

 

In conclusione

Per la buona riuscita di un blog, sia esso personale o legato ad un’attività, i social possono costituire un’enorme opportunità. Unendo da un lato una buona SEO on page e dall’altra con un calendario editoriale intelligente e sponsorizzazioni sui social, si può esprimere il massimo potenziale di un articolo e attrarre, con un contenuto veramente utile, utenza al sito.
Così un articolo può costituire un’importante leva di marketing per fare conoscere la propria realtà.

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seo-per-e-commerce

SEO per e-commerce: come vendere grazie ai motori di ricerca

Bisogna fare una premessa: la SEO (Ottimizzazione per i motori di ricerca) è una sola, seppure con tante sfaccettature. Non vi è differenza dal punto di vista tecnico, per esempio, tra una SEO per e-commerce e una per brand, ma ci sono differenze concrete nella scelta delle keywords, per rispondere a diversi intenti di ricerca, e regole particolari per l’organizzazione dei contenuti al fine di offrire una diversa User Experience, incentrata più sulla conversione piuttosto che sulla semplice navigazione.
Esistono quindi molti modi di fare SEO in relazione ai tanti obiettivi che può avere un business.

 

Perché allora si sente dire spesso SEO per e-commerce?

Come accennato nell’introduzione, la differenza sostanziale (e forse unica) della SEO per e-commerce rispetto alla SEO “tradizionale” è una ottimizzazione incentrata unicamente sulla conversione finale.
In un ipotetico funnel di acquisto si andrà a posizione nella parte centrale del processo, in quanto un utente intenzionato a comprare avrà già fatto una prima scrematura tra i vari competitor e ha già un’idea precisa di cosa intende acquistare.
Spiegato in modo più semplice: è un tipo di SEO che ha l’obiettivo di portare al sito non tutto il traffico possibile, ma utenti già profilati con un alto tasso di conversione.

 

Come fare SEO per e-commerce?

Dopo una classica ricerca keywords, tenendo presente l’intento di ricerca che è di conversione e non solo informativo, e dopo aver considerato un’implementazione a livello di structured data con l’aiuto di Schema.org, è il momento di passare il testimone allo UX designer.
Lo User Experience Designer, nel progettare l’usabilità del sito e la sua struttura generale, deve tenere a mente tanto l’utente quanto l’azienda: il suo obiettivo è quello di creare da un lato un’esperienza focalizzata sull’invito all’azione piacevole e mai frustrante o poco intuitiva, dall’altro deve far combaciare questi inviti all’azione a precisi obiettivi che l’azienda vuole raggiungere (iscrizioni per lead generation, download di materiale informativo, acquisti…).
Bisogna sempre ricordare che, una volta attratto un utente sul proprio sito, è l’esperienza di navigazione a fare la differenza tra un successo ed un abbandono. Questa è una regola d’oro che, se sempre valida, diventa vitale quando l’importate è convertire.

Un’altro aspetto di fondamentale importanza è che nell’era degli acquisti “1 click”, bisogna riuscire a ridurre al minimo indispensabile il numero di click necessari a completare un’azione.
A tal proposito può essere utile dare modo all’utente di salvare opzioni di pagamento e indirizzo di spedizione così da non doverlo inserire nuovamente per gli acquisti successivi.

In linea di massima, comunque, una buona regola è creare pagine che non richiedono mai più di tre click al massimo per accedere a qualsiasi altra pagina.

 

In conclusione

Per la buona riuscita di un e-commerce, SEO specialist e UX designer devono lavorare a braccetto: se una buona SEO rende il sito visibile ai motori di ricerca e attrae traffico qualificato, è la User Experience a far divertire l’utente e a tenerlo sulla pagina.

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