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Strategy

marketing digitale e marketing tradizionale

Marketing digitale e marketing tradizionale: come integrarli

Le differenze tra il marketing digitale e il marketing tradizionale sono piuttosto evidenti: il primo si concentra esclusivamente sul web mentre il secondo necessita di supporti classici come stampa, TV e radio.
Fatta eccezione per il media e per questioni tecniche e strategiche, le differenze si fermano qui: l’obiettivo del marketing rimane sempre e comunque la comunicazione e la vendita
È errato quindi, al giorno d’oggi, sviluppare una strategia di comunicazione che coinvolga solo i canali digitali o solo l’offline.
Una strategia intelligente mescola i punti forti del marketing digitale a quelli del tradizionale, integrandoli per raggiungere gli obiettivi prefissati.

 

Come unire marketing digitale e tradizionale

L’obiettivo è creare un flusso di comunicazione cross-mediale che conduca per mano le persone attraverso tutto il customer journey.
Per esempio potremmo creare una newsletter con i contatti raccolti dal sito o da attività di advertising e inviare periodicamente mail pubblicitarie o promozionali con l’invito agli utenti o clienti di farci visita al negozio.
Alle persone che visitano il punto vendita si potrebbero regalare dei gadget come una shopper in tela brandizzata o dei volantini delle offerte, andando a proseguire quella narrazione cominciata nella mail.
Oppure, partendo dal tradizionale per finire sul digitale, supponendo come obiettivo la vendita tramite e-commerce, si potrebbe ideare uno spot televisivo, radiofonico o della cartellonistica che contengano una Call To Action molto chiara: ovvero l’invito a visitare il sito web. Una volta sul sito gli utenti ritroveranno le stesse tematiche degli spot riadattate al media digitale, così da proseguire il flusso narrativo e mantenere l’attenzione del potenziale cliente.

 

Gli “ingredienti” del digital marketing

Per mettere in pratica azioni strategiche online, non si può fare a meno di due strumenti fondamentali: sito web e account social (più i vari tool necessari alla loro gestione).

 

Sito Web

Il Sito Web è il cuore di qualsiasi attività di marketing digitale.
È uno strumento indispensabile, tanto che oramai per praticamente qualsiasi tipo di attività, non avere un sito equivale a essere invisibili.
Il Sito Web, oltre alle funzioni specifiche del caso (acquisti, prenotazioni o altro) deve costituire il biglietto da visita del brand.
È importante quindi che sia ottimizzato per qualsiasi browser e device come PC, smartphone, tablet e, probabilmente a breve, smartwatch.
Oltre all’esperienza di utilizzo da parte dell’utente, il sito è utile anche per una vasta serie di attività di marketing: per esempio inserendo un form di contatto potremmo raccogliere contatti mail per azioni di newsletter, possiamo fare dell’advertising con programmi come Google Ads, mentre analizzando il traffico degli utenti con Google Analytics possiamo fare delle vere e proprie indagini di mercato, andando a studiare età media, abitudini di acquisto, interessi secondari e molto altro.

 

Social Media

Il secondo ingrediente fondamentale per praticamente ogni tipo di business è il social. La prima cosa che si potrebbe pensare è che sarebbe meglio avere un profilo su qualsiasi social network esistente. In realtà è controproducente poiché disperderebbe i nostri sforzi (o del marketer che segue la nostra attività) e il budget. La prima cosa da fare è chiedersi a quale tipo di persona ci vogliamo rivolgere e per quali obiettivi, andando a scegliere quindi quei social più adatti. Linkedin per esempio è utile per il B2B o per trovare collaboratori, mentre Instagram si presta ad una comunicazione più “giocosa” ed è frequentato da utenti mediamente giovani. Facebook è utile soprattutto per il B2C, come Instagram, ma può prestarsi anche al B2B se ben utilizzato.
In linea di massima l’obiettivo dei social non è tanto convertire (vendite, iscrizioni, lead generation) quanto interfacciarsi con gli utenti o i clienti, poiché particolarmente adatti al customer service e per creare brand awarness.
Tutti i social consentono comunque attività di marketing similari a quelle del sito web, utilizzando però, a differenza di quest’ultimo che necessita di software più professionali, dei tool interni di advertising e di analisi.

 

In conclusione

Il marketing digitale ha un’enorme potenziale di visibilità: si possono creare contenuti ottimizzati per ogni device e personalizzati per ogni tipo di cliente.
Il marketing digitale ha il potere di raggiungere migliaia di persone con investimenti relativamente bassi e, soprattutto, a differenza del marketing tradizionale, ha la capacità di raggiungere consumatori qualificati grazie a campagne sviluppate su specifici target: in pratica, puoi mostrare un annuncio soltanto agli utenti giusti, pronti a comprare oggi stesso. Cosa impossibile da fare con un volantino, un cartellone o uno spot.

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recupero carrelli

E-mail marketing per recuperare i tuoi carrelli abbandonati

Uno studio del Baymard Institute condotto sulle abitudini di utilizzo degli e-commerce ha rivelato che circa il 70% dei carrelli viene abbandonato prima di finalizzare l’acquisto.

Per far funzionare bene un e-commerce il design e la UX del sito devono essere di ottima qualità: buone foto dei prodotti, descrizioni accurate, ottimizzare le velocità di caricamento, rendere la navigazione intuitiva.

Nonostante tutti questi accorgimenti, è normale avere una certa percentuale di abbandono del carrello.

 

Perché i clienti abbandonano il carrello?

I motivi sono molti e di natura diversa:

  • Costo del prodotto o della spedizione elevato
  • Processo di acquisto o di creazione account complicato
  • Mancanza dell’opzione di pagamento preferita
  • Preoccupazioni riguardo la sicurezza
  • Utenti che danno solo un’occhiata

Per quanto riguarda i costi si potrebbero ideare delle promozioni particolari, mentre per l’utilizzo del sito e per le opzioni di pagamento occorrerebbe fare le giuste implementazioni.
Gli utenti che danno solo un’occhiata sono i più difficili da recuperare, ma è possibile grazie ad una campagna mail strategica.

 

Campagna e-mail marketing per recuperare i carrelli abbandonati: come fare?

Le e-mail di recupero sono delle mail automatizzate che vengono inviate nel momento in cui un utente abbandona il carrello per qualsiasi motivo: può essere anche un fatto accidentale, come un errore di caricamento del sito o per ragioni esterne al processo di acquisto.

 

Tempo e frequenza di invio

Le e-mail di recupero devono essere tempestive e non devono essere mai inviate dopo più di un’ora di tempo.
La frequenza di invio è un’altra componente fondamentale: una mail ricevuta troppo di frequente rischia di finire nello spam, al contrario un invio troppo dilazionato nel tempo non potrà essere molto efficace.
È essenziale studiare un calendario editoriale con i primi dati raccolti ottimizzandolo nel tempo.

 

Personalizzazione dei contenuti

Le e-mail di recupero carrello devono permettere di riprendere il percorso di acquisto da dove è stato lasciato, quindi il messaggio ed il layout non possono essere standardizzati per tutti.
La mail deve mostrare quindi il prodotto lasciato nel carrello, il prodotto osservato o quello messo in wishlist, magari con diversi copy adatti ai casi specifici. Per esempio nell’oggetto della mail si potrebbero scrivere messaggi come “Hai dimenticato qualcosa? Ordina ora!”, oppure proporre percentuali di sconto o altre promozioni.

 

Ottimizzazione

Nell’e-mail di recupero carrelli dovrai inserire pochi prodotti, quindi potrai inserire una CTA (invito all’azione) molto chiara e specifica.
Scegli colori e font per rendere ben visibile il tasto o il link ed usa un anchor text orientato all’azione come “Torna al carrello” oppure “Continua lo shopping!”.
È fondamentale ottimizzare la visualizzazione ed il processo perché siano piacevoli anche da smartphone: ormai la maggior parte degli utenti naviga da mobile.

 

In conclusione

Ci sono diversi motivi per i quali un utente può abbandonare il carrello senza finalizzare l’acquisto: sito lento, errori di caricamento, CTA non chiare, ma anche fattori esterni come connessioni interrotte o visite al sito al solo fine di curiosare. In ogni caso una e-mail di recupero carrelli può aiutare a riassorbire tutti questi mancati acquisti.
Deve essere chiara nella comunicazione, attraente e con un certo fattore emotivo. Consigliamo di provare diversi layout e diverse tempistiche fino a trovare il setting più adatto più adatto al settore.

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blog e social

Blog e Social Network: come sfruttarli al meglio

Un modo semplice e abbastanza immediato per dare visibilità al proprio blog è la condivisione sui social. Aggiungendo per esempio il link di un articolo a un post di Facebook, verrà creata un’immagine di anteprima e un trafiletto con il titolo. Oltre a portare traffico sul proprio sito, è anche un modo valido per arricchire il calendario editoriale di contenuto utile per gli utenti, che va a “spezzare” una pubblicazione altrimenti solo di natura promozionale (e questo sarebbe un errore).
La condivisione degli articoli è una buona abitudine e una pratica piuttosto semplice, ma ci sono alcuni accorgimenti per migliorare l’esperienza dei follower e portare più utenti sul sito.
Abbiamo stilato 3 consigli da seguire per migliorare il tuo calendario editoriale.

 

Cura l’immagine di anteprima e la didascalia

Se non sei pratico di codice e il tuo è un blog WordPress puoi disporre di diversi strumenti per fare ciò. Uno dei più usati è Yoast SEO, un plug-in che ti consentirà di lavorare sui meta tag in modo semplice compilando un form preimpostato.  Una volta scritto il tuo articolo, troverai in basso la tab di Yoast nella quale dovrai inserire, nell’ordine:
Tag title: ovvero il titolo con cui verrà mostrato il contenuto nei motori di ricerca. Cerca di inserire delle keyword importanti;
Meta description: le due righe di testo mostrate nella serp sotto al titolo. Anche qui è importante inserire delle parole chiave.
Immagine: l’immagine in evidenza è quella che verrà mostrata linkando la pagina sui tuoi canali social. È importante che sia delle dimensioni giuste per non essere ritagliata dal ridimensionamento automatico di Facebook. Noi consigliamo di usare immagini con dimensioni di 1200 x 630 px. Inserisci il tag “alt text” per associare keyword anche all’immagine. Questo migliorerà ulteriormente il tuo posizionamento su Google.

A questo punto non ti resta che salvare, copiare il link sulla tua pagina Facebook e scrivere la tua didascalia. Consigliamo di scrivere poche righe nelle quali anticipare in modo sintetico l’argomento dell’articolo o per creare aspettativa e coinvolgimento inserendo dei quesiti. Utilizzando i tag potrai notificare la pubblicazione a pagine o persone interessate coinvolgendole nella discussione.
Va fatto un discorso a parte per gli #hashtag che oramai non assicurano una diffusione del contenuto significativa, a differenza di Instagram che li utilizza ancora, ma possono comunque servire come un “neretto” o un bold per sottolineare il topic.

 

Ripubblica e ricondividi

Un buon contenuto non si esaurisce in una sola pubblicazione.
In base ai ritmi di pubblicazione del social che usiamo, del nostro calendario e di quello dei competitor, potrai ricondividere un post con link che ha ricevuto un buon numero di interazioni così da proseguire la discussione con gli utenti.
Oppure, se hai un vecchio articolo che potrebbe essere interessante per un particolare periodo dell’anno, fatto di cronaca o trend di ricerca, puoi aggiornarlo, se necessario, e pubblicare nuovamente il link con un nuovo post, così da sfruttare l’interesse del momento per ridare vita a contenuti altrimenti esauriti.

 

Usa tutti gli strumenti editoriali dei social

Ogni social media ha la sua sezione insight, o analitiche, nella quale potrai leggere ogni informazione utile alle tue pubblicazioni: visualizzazioni, interazioni, condivisioni, commendi, giorni in cui gli utenti sono più attivi e molto altro. Cerca di adeguare la tua pubblicazione “inseguendo” il momento migliore per pubblicare e, se necessario, ritocca il tuo calendario editoriale. Una pubblicazione programmata funziona sempre meglio di uno spam casuale di contenuti: i tuoi utenti impareranno presto che in determinati giorni e orari avranno tue notizie e si collegheranno.

Lavora sull’ingaggio (ti saranno d’aiuto gli insights interazioni, commenti e condivisioni) cercando di inserire nel post o nei commenti domande dirette ai tuoi follower o invitandoli all’interazione.

Interpretando correttamente le analitiche vedrai che alcuni contenuti funzionano molto meglio di altri. Considera quindi di sponsorizzare un post che è andato particolarmente bene per portare ancora più utenti suoi tuoi account e, soprattutto, sul tuo blog. Un contenuto organico è visibile solo ai follower, mentre con la sponsorizzazione renderai visibile il post a milioni di persone potenzialmente interessate. Quando sponsorizzi cerca di capire a che tipo di utenti può essere utile il tuo articolo, e seleziona target corretti (età, regione geografica, lavoro, interessi…).

 

In conclusione

Per la buona riuscita di un blog, sia esso personale o legato ad un’attività, i social possono costituire un’enorme opportunità. Unendo da un lato una buona SEO on page e dall’altra con un calendario editoriale intelligente e sponsorizzazioni sui social, si può esprimere il massimo potenziale di un articolo e attrarre, con un contenuto veramente utile, utenza al sito.
Così un articolo può costituire un’importante leva di marketing per fare conoscere la propria realtà.

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local news suite design studio

Da virale a tribale: il nuovo modo di fare news

Uno studio di Comscore descrive com’è cambiato il mercato editoriale in questi ultimi anni. “From viral to tribal. The next frontier in publishing”questo il nome della ricerca, ha indagato le abitudini degli utenti inglesi e americani di ogni età per ipotizzare un nuovo scenario nella fruizione e nel consumo di news.

 

Taker, not giver

I social media non hanno perso il loro ruolo di fonte di informazione, soprattutto tra i giovanissimi che li preferiscono addirittura ai siti di news, ma cala in maniera considerevole il numero di condivisioni tornando a preferire lo scambio di opinioni dal vivo.
Taker, not giver quindi, ovvero utenti abituati a “prendere” informazioni dalla rete ma non a darle ad altri.
Le ragioni di quest’abitudine sono diverse, ma principalmente sono da ricercare in una maggiore dimestichezza dei giovanissimi con i social, e maggiore attenzione alla ricerca, cosa che limita anche la condivisione di fake news.
Se i giovani non condividono le notizie sui social, una nuova opportunità che si va a creare è quella degli eventi dal vivo che faccia incontrare le persone con i brand e che prediliga le relazioni umane.
Da notare che, sebbene gli utenti più giovani siano più attenti, il tempo medio dedicato alle news cala notevolmente.
Questo perché la nuova tendenza è quella di legarsi maggiormente ad un solo brand editoriale e di utilizzare di più app, newsletter e canali diversi rispetto al classico sito di informazione.

 

Da news globali a news locali

Un altro dato interessante è quello riguardo la fruizione di news locali rispetto a quelle nazionali o internazionali.
Il giornalismo locale (o addirittura iperlocale) viene sempre più preferito rispetto al giornalismo globale.
Non sorprende che i giornali locali siano gli unici a registrare una crescita apprezzabile e che Facebook e Google diano più peso alle local news.
Un investimento intelligente per queste testate giornalistiche potrebbe essere una maggiore ottimizzazione per il mobile favorendo strategie SEO geolocalizzate.

 

Nuovi modelli di business

La nota più complessa dello studio “From viral to tribal” riguarda la sostenibilità economica: gli utenti non sono disposti a pagare per la semplice fruizione di informazioni.
In questo scenario sono stati molteplici gli esperimenti di monetizzazione, comprese sottoscrizioni, account free e premium e molti altri. In un momento storico in cui tutti fanno informazione, dalle varie piattaforme ai blog passando per i semplici utenti, i lettori sono davvero disposti a pagare in cambio di un contenuto unico, che non si possa trovare altrove e che sia di valore.

 

In conclusione

Ispirandosi alla situazione della nuova editoria si possono delineare nuove strategie di marketing online. Per molte attività potrebbe essere vincente unire ad un piano di content marketing di valore e una SEO più local-oriented, anche una serie di eventi locali, continuando così a curare offline quella “tribù” conquistata online.

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come fare content marketing

Come fare content marketing: consigli e strategia

Quando parliamo di  Content Marketing ci riferiamo ad una particolare tecnica di marketing che si basa sulla creazione e condivisione di contenuti (content) interessanti e utili per gli utenti di riferimento.
Non si tratta soltanto di scrivere articoli di blog, ma anche di condividere post sui social media, caricare video e foto e qualsiasi altro tipo di contenuto immaginabile.
Gli obiettivi del content marketing sono molteplici ma viene soprattutto usato per mantenere viva l’attenzione degli utenti fidelizzandoli, è utile per farsi trovare nel momento in cui un potenziale cliente compie una ricerca o manifesta un bisogno e, in un’ottica più ampia, va a inserirsi in un piano di inbound marketing (tecnica che ha come obiettivo il catalizzare l’attenzione in modo organico e senza interrompere la fruizione come fa l’interruption marketing, tipico di TV e radio).

 

Content marketing strategico

Per sviluppare una strategia di content marketing davvero efficace bisogna per prima cosa fare una ricerca delle keyword (parole chiave) di settore, studiare quantità e qualità dei contenuti dei competitor e quali canali utilizza (blog, social, altro) e infine scrivere un piano editoriale dettagliato.

 

1. Definire degli obiettivi S.M.A.R.T.

Quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere?
Il piano di marketing è finalizzato ad aumentare un flusso di vendita, è orientato al customer care o ad aumentare la presenza sui social?

Un obiettivo di marketing può ritenersi corretto quando è:

S = Specific (specifico), tangibile e che esprime chiaramente cosa si vuole raggiungere e perché;
M = Measurable (misurabile) con dati numerici precisi;
A = Achievable (raggiungibile), ovvero realistico e commisurato alla realtà dell’attività e alle sue capacità;
R = Relevant (rilevante), ovvero che ne vale davvero la pena a livello costi/benefici;
T = Time based (temporizzato), quindi gestibile a per tempistiche.

 

2. Studiare attentamente il target di riferimento

In qualsiasi attività di marketing è fondamentale cercare di capire a chi ci stiamo rivolgendo. In questo senso è utile creare una buyer personas, ovvero un persona fittizia che rappresenti il cliente tipo, a partire dai dati che abbiamo raccolto con precedenti indagini di mercato o altre attività di marketing.
Quando questo risulta impossibile, perché magari è un’attività del tutto nuova, è comunque importante delineare una buyer personas anche se più teorica, e andare a definirla nel tempo in base ai dati raccolti mese dopo mese.

 

3. Comprendere il contesto

L’analisi dei punti di forza e di quelli critici della propria azienda, così come di quelli dei competitor, è una delle attività più importanti e, a volte, sottovalutata.
Per valutare attentamente il contesto si può utilizzare la cosiddetta matrice SWOT (Strenght, Weakness, Opportunities, Threats) che divide i dati raccolti durante l’analisi in fattori interni e fattori esterni all’azienda.
Fattori interni: i nostri punti di forza, Strenght, e le nostre debolezze, Weakness;
Fattori esterni: le opportunità del mercato attuale, Opportunities, e i pericoli dai quali guardarci, Threats.
Uno studio di questo tipo è fondamentale per capire quali sono le eccellenze da mostrare e quali le carenze da risolvere o da trattare con attenzione.

A questo punto si può scrivere il calendario editoriale e passare alla creazione dei contenuti veri e propri.
Con i dati raccolti nei 3 punti principali sarà chiaro quale linguaggio utilizzare, che tipo di video o immagini pubblicare, se preferire il blog, i social o altri canali digitali e, in generale, sapremo parlare con la voce dei nostri utenti.

 

In conclusione

Sul web si legge spesso “content is king”, che il contenuto è sovrano, perché oggi i contenuti sono il “motore” principale della rete.
Basti pensare al fatto che i siti e le app di maggiore successo sono quelli che consentono la condivisione di contenuti testuali, fotografici e video.
In un sistema in cui chiunque può dire la sua, far trovare agli utenti dei contenuti di valore li informa e crea con loro un rapporto di fiducia.
Un contenuto efficace fornisce molte idee agli utenti su come utilizzare prodotti e servizi, fino a trasformarli da visitatori ad effettivi clienti.

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social media marketing

Social Media Marketing: 5 consigli per le imprese

Cos’è il social media marketing? E come funziona?

Secondo i dati di ricerca di Google, chi ha una PMI in Italia se lo sta chiedendo sempre più spesso. Questo grazie a una digitalizzazione sempre maggiore delle imprese e della comunicazione, e a tutti quei contenuti diventati virali sul web che stanno facendo intuire anche ai più restii le potenzialità del mezzo. Secondo Wikipedia “il social media marketing è quella branca del marketing che si occupa di generare visibilità su social media(…) Si tratta cioè di una materia che racchiude una serie di pratiche che vanno dalla gestione dei rapporti online (PR 2.0) all’ottimizzazione delle pagine web fatta per i social media. Il termine social media marketing viene infatti comunemente usato per indicare la gestione della comunicazione integrata su tutte le diverse piattaforme che il Web 2.0 ha messo a disposizione (siti di social networking, foto video e slide sharing, comunità 2.0, wiki ecc.). La caratteristica di queste piattaforme è che la proprietà delle stesse non è dell’azienda (o della persona) che intende instaurare tali relazioni”.
Una definizione più semplice può essere che il social media marketing è quell’insieme di azioni fatte sui social e altri canali digitali per avere un contatto con gli utenti o i consumatori. Il digital marketing quindi è uno strumento che ci permette di pubblicizzare un prodotto o un servizio, raccogliere feedback, indagare i gusti e le abitudini degli utenti, fornire assistenza e consolidare l’immagine dell’azienda.

 

Come usare i social media per il marketing?

Ogni azienda deve trovare la propria “voce” sul web per essere ben riconoscibile. Lavorare in maniera creativa è importante per creare contenuti che piacciono agli utenti e che generano seguito, ma la creatività va accompagnata da un certo metodo, che andiamo a riassumere qui in 5 passaggi.

 

1 Strategia e pubblicazione

Prima di fare qualsiasi altra cosa è necessario ideare una buona strategia. Dobbiamo chiederci quali sono gli obiettivi di marketing da raggiungere e a chi vogliamo rivolgerci con la nostra comunicazione. Ogni strategia di social media marketing deve cominciare quindi con una ricerca specifica del settore, dei competitor e del cliente tipo. Fatto ciò possiamo decidere quali social possono essere più adatti alla nostra realtà e ai nostri utenti e creare un piano editoriale. La condivisione di contenuti deve essere costante nel tempo, quindi è bene decidere i contenuti e il calendario di pubblicazione in anticipo. Misuriamo mensilmente i risultati delle nostre azioni (like, condivisioni, iscrizioni, ecc…) per capire se stiamo andando nella giusta direzione o se dobbiamo modificare il calendario del mese successivo.

 

2 Presenza su tutti i canali

I social network e i blog non sono gli unici strumenti per realizzare una strategia di digital marketing efficace, ma devono essere integrati in una comunicazione ad ampio spettro come aggiornamenti sul sito web ufficiale, azioni di newsletter e creazione e condivisione di landing page. Ogni azione online su un piattaforma coinvolge anche tutte le altre, ognuna secondo il tipo di comunicazione che richiede. La pagina Facebook per esempio può essere il volto più istituzionale dell’azienda, Instagram può mostrare un lato più informale e divertente, mentre su Linkedin si possono cercare profili qualificati e collaboratori. I social network non devono essere usati solo per contenuti pubblicitari o finalizzati al guadagno diretto, ma servono per costruire relazioni solide con le persone che ci seguono. Dobbiamo trasmettere fiducia alla nostra audience, far capire i nostri valori e ascoltare i bisogni dell’utenza così da diventare indispensabili per la nostra nicchia.

 

3 Aggiornamento costante

I social e il web sono sempre in aggiornamento, sia nella forma che nei contenuti di tendenza. Questo significa che anche se studiamo un’ottima strategia di social media marketing, questa non potrà continuare a dare buoni risultati per sempre. E’ molto importante aggiornarsi di tanto in tanto riguardo ai trend e alle mode che periodicamente prendono piede sui vari social per modificare in modo efficace la nostra strategia. Per questo è molto importante continuare a studiare i competitor nel tempo, e non solo nella fase strategica preliminare.

 

4 Prevedere un budget

Studiando la strategia di social media marketing è molto utile decidere prima un budget da destinare a tutte le azioni digitali, siano esse campagne sponsorizzate o costi per la creazione di contenuti. Obiettivi di marketing diversi richiedono budget diversi, e mettere “nero su bianco” tutti gli aspetti economici delle attività che andremo a svolgere ci eviterà imprevisti che possono rovinarci un calendario editoriale altrimenti perfetto. Alcune PMI danno ancora poca importanza al digital marketing, preferendo investirci solo ciò che avanza da tutte le altre spese dell’attività. Invece destinare un certo budget alle azioni di marketing digitale ci impegna a dare loro la giusta importanza e a realizzarle.

 

5 Considerare la scelta di un professionista

Fare marketing sui social media richiede tempo, studio e costanza, così come qualsiasi altro aspetto di un business. Ecco perché il tempo da dedicare ai social presto non ci basterà più e dovremo cercare un esperto del settore, il social media manager. Il social media manager dovrà occuparsi dell’immagine della nostra azienda sul web, quindi evitiamo persone che si improvvisano del settore e chi ci promette risultati incredibili prima ancora di aver discusso insieme gli obiettivi e la strategia.
Lavorare sui social non è una scienza esatta ed è impossibile promettere risultati precisi senza aver prima studiato l’attività insieme all’imprenditore.

 

In conclusione

Un’impresa oggi, qualsiasi siano le sue dimensioni, non può ignorare i canali digitali e i social network, strumenti ormai essenziali per il customer care e le analisi di mercato. La presenza costante sui social media ha l’obiettivo di far diventare la nostra azienda un punto di riferimento per la nicchia di riferimento, seguendo i clienti e gli utenti in tutte le fasi della vendita e post vendita e per aumentare la loro fiducia nei nostri confronti.

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fare pubblicità su google

Come fare pubblicità su Google nel 2019

Grazie al web oggi è possibile fare pubblicità alla propria azienda in modo piuttosto semplice.
Esistono vari canali digitali utili allo scopo, tra social, blog, inserzioni e molto altro, ma fare pubblicità su Google rimane sempre una buona scelta dal momento che è il motore di ricerca più usato al mondo e il primo strumento che usano gli utenti per cercare prodotti o servizi.

Per sfruttare questa opportunità dobbiamo capire come funziona l’advertising online e come funziona Google Ads, la piattaforma che ci permette di fare pubblicità sul motore di ricerca.
Prima di pensare alle campagne sponsorizzate però, diamo un’occhiata al nostro sito e cerchiamo di migliorare il posizionamento in maniera organica.

 

Come funziona Google Ads?

Google Ads funziona grazie a un’asta che parte ogni volta che un utente effettua una ricerca. Se la ricerca include le parole chiave che abbiamo scelto per il nostro annuncio, questo competerà con altri annunci basati sulle stesse keyword. L’asta tiene conto di vari fattori tra cui la qualità dell’annuncio e la pertinenza delle campagne. Questo significa che dobbiamo creare annunci scritti correttamente e che siano coerenti con i contenuti del nostro sito. Vincerà l’asta quell’annuncio che, a parità di budget con gli altri, otterrà un punteggio qualità/pertinenza migliore e verrà visualizzato nella parte alta della pagina dei risultati di ricerca, oppure in basso sopra le ricerche correlate.

 

La nostra prima campagna Google Ads

Come prima cosa attiviamo un account Google Ads, colleghiamo il profilo al sito della nostra attività e cominciamo a impostare la nostra prima campagna pubblicitaria. La procedura di iscrizione è guidata e completamente gratuita, gli unici costi del servizio saranno relativi ai budget che decideremo per le diverse campagne. Vediamo quindi 5 consigli per fare pubblicità su Google.

 

1 Strategia

Per prima cosa definiamo gli obiettivi di marketing: acquisire contatti, aumentare le vendite, far conoscere il prodotto o il brand. Ogni campagna deve essere dedicata ad un solo obiettivo se vogliamo che sia efficace. Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è il budget che vogliamo destinare per ogni campagna in modo da non avere superare i limiti di spesa. Inizialmente è meglio impostare un budget secondo il tasso di conversione stimato per poi correggere il tiro quando si avranno dati a sufficienza.

 

2 Ricerca

E’ fondamentale capire l’intento di ricerca dei nostri utenti, ovvero quali sono le keyword che i nostri potenziali clienti cercano per trovare prodotti e servizi di loro interesse. Una prima ricerca può essere svolta semplicemente con i motori di ricerca, provando varie combinazioni di parole chiave per vedere se sono usate dai competitor. Programmi appositi possono aiutarci consentendo uno studio più approfondito della concorrenza. Studiando le parole chiave e i tipi di ricerca possiamo anche capire a quali tipi di utenti ci rivolgiamo e il modo in cui comunicano. In questo possiamo trovare un aiuto valido osservando come gli utenti interagiscono con i canali social dei nostri competitor.

 

3 Creatività

Nella creazione del nostro annuncio dobbiamo essere accattivanti e convincenti, con testi brevi e concisi ma che siano completi e che catturino subito l’attenzione. Un titolo efficace e una call to action evidente (iscriviti, acquista, prenota) possono fare la differenza. Se l’annuncio è collegato ad una landing page valgono le stesse regole. La landing page deve essere informativa, accattivante e convincente: l’utente deve poter trovare tutte le informazioni utili in questa pagina e deve essere guidato a finalizzare senza distrazioni che gli facciano abbandonare la pagina.

 

4 Misurazione

Per capire se le nostre campagne stanno funzionando è indispensabile impostare il monitoraggio delle conversioni, così da avere cifre precise riguardo a iscrizioni, acquisti o a qualsiasi altro obiettivo di marketing deciso. Collegando l’account di Google Analytics possiamo anche studiare il comportamento degli utenti sulle nostre landing page o sul sito in generale così da individuare criticità da dover risolvere.

 

5 Ottimizzazione

Con i dati raccolti periodicamente possiamo andare a migliorare le nostre campagne e i nostri annunci, sia sul lato creativo che su quello tecnico e di budget. Quello dell’ottimizzazione è un lavoro costante che dura per tutta la durata delle campagne.
Considera inoltre di creare un elenco per il remarketing così da recuperare quegli utenti che abbandonano il sito senza aver finalizzato. Una campagna di remarketing può aumentare notevolmente il tasso di conversione e il ritorno sull’investimento, perché molto efficace con gli utenti che già conoscono il brand.

 

IN CONCLUSIONE

Google Ads è uno strumento relativamente semplice e molto efficace per fare pubblicità su Google. Può essere utilizzato per acquisire clienti, nuovi contatti o per la vendita diretta, permettendo alle aziende di impostare facilmente obiettivi di marketing e di misurarne i risultati.

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